nea-polis@nea-polis.org

Nea Polis

CRITICA CONCRETA DEL LIBERALISMO

shiraga-kazuo

Shiraga kazuo

Il liberalismo, l’ideologia (agente, operativa) che si è imposta in Occidente e da qui si è estesa al mondo ed è dominante, recita: ogni essere umano ha diritti di proprietà e del suo uso, è libero nella sua persona e proprietà, e questi diritti sono uguali per tutti; ognuno deve ben comprendere il proprio interesse e perseguirlo; tutto si attua attraverso il «libero mercato non distorto», in cui si esercita la «libera concorrenza», che deve essere «perfetta»; non ci devono essere ostacoli, quali frontiere e disposizioni varie, a libero mercato e perfetta concorrenza, dunque abolizione di ogni frontiera, piena e libera circolazione di merci, esseri umani, capitali; il tutto deve svolgersi nel rispetto delle regole, nel diritto, e l’autorità politica presiede a definizione, applicazione, rispetto del diritto. E tutto andrà per il meglio: non solo la politica e l’economia, ma anche la società, e il pensiero, nel dispiegamento della scienza – è il mondo del progresso, aperto a orizzonti infiniti, alla «crescita» (parola d’ordine e «credo» permanente) infinita e indefinita: è il migliore dei mondi possibili.

Tale ideologia si sia imposta, tanto piú che si presenta ed è recepita come «ideologia della fine delle ideologie», specchio e applicazione della “natura umana”. E non solo si è imposta – e messa in opera da Stati e «organismi internazionali», dalla stessa (cosiddetta) Unione europea (basi vederne i «trattati» costitutivi e attuativi, e la ribadita politica economica) – ma, come alveo (va ripetuto: agente, operativo) del presente e vigente modo di produrre e vivere (il modo di produzione dell’economia politica, del capitalismo), si estende a tutti gli ambiti: all’economia, alla politica, alla società, all’esistenza di ognuno. È il liberalismo integrale (attuazione integrale del capitalismo).

Certo, ammettono i corifei della schiera di sostenitori, vi sono dei “problemi” – come gli opposti integralismi, fra cui il virulento islamismo, o le tendenze a ricadere nel passato (detto orrido, va da sé) di protezionismi, chiusura di frontiere, statalismi, e cosí via -, ma sempre “problemi” vi sono stati, e vi saranno, però la perseveranza nel liberalismo li risolverà via via.

È la poesia della metafisica del liberalismo. Solo che … che si “dimenticano” una serie di fatti: che la «concorrenza perfetta» nel «libero mercato non distorto» comporta necessariamente la guerra economica sul piano mondiale (tutti «concorrono», e con tutti i mezzi); che è il grande capitale transnazionale ad avere in mano “assi e jolly”, le forze maggiori del “gioco”, e il capitale è, in primo e assoluto luogo, volto al profitto per la propria accumulazione; che questa economia implica la devastazione delle risorse naturali e la desertificazione della produzione di intere aree del pianeta, mentre implica una condizione critica permanente (insufficienza dei profitti rispetto al capitale investito e reinvestito) su scala globale, mentre riduce costantemente (in base alla tecnologia scatenata, che ha soppiantato la scienza), in proporzione rispetto alla massa di capitale investito, la massa di addetti (lavoro-retribuzione); che tutto questo non procede “da sé”, ma in base all’intervento costante della politica (ossia degli Stati), e che sono gli Stati piú possenti (Usa e potenze maggiori alleate) a opera su scala mondiale, e fomentano guerre (dirette e indirette) per mantenere la supremazia (propria e del grande capitale); che l’ímposizione di questo “modo d’essere” comporta, negli stessi paesi detti «avanzati», un’esistenza ridotta, nelle città distrutte in tempo di pace, affogate nel proliferante tessuto urbano, nel degrado del territorio e dell’ambiente, nel senso evaporante della vita, sostituito dal consumo di un qualche prodotto, che rimanda a un seguente consumo, e cosí via, nella sterilizzazione conseguente della stessa riproduzione umana. “Dimenticanza” grave, occultamento mistificante, come lo è l’ammissione, a “denti stretti” che vi sono, sí, dei “problemi”, ma si confinano in “problemi” particolari, piú o meno gravi, ma non relativi all’“essenza” del liberalismo. Mentre i disastri citati sono organici al liberalismo e al suo dispiegamento integrale.

Però, ecco che le “cose” si stanno “intoppando”: di fronte all’esodo – previsto, provocato, programmato – di 250 milioni di persone da Nordafrica-Africa-Vicino, Medio, Lontano oriente fino al 2050 in Europa (senza contare i travasi interni ad Africa e Asia), la poesia metafisica del liberalismo si scontra platealmente con la sua prosa. E non si sa che fare: accogliere? Sí, ma non tutti. E quanti e dove e chi? Non si sa, anche perché grossa e crescente parte dei popoli dei paesi europei non intendono farsi invadere in tali proporzioni, e si pongono “questioni” di consenso per i gestori (governi) del “sistema” europeo. E intanto una serie di Stati, cominciando dall’Est Europa, chiudono – materialmente, militarmente – le frontiere. La piena e libera circolazione di esseri umani, principio del liberalismo (insieme a quella delle merci e dei capitali), cade ed evapora: è una critica in atto del tutto pratica e concreta – capace di “picchiare” sulla testa di tutti, anche dei piú sordi, muti e ciechi – del liberalismo (e del capitalismo che il liberalismo avvolge, permea e propugna).

MM

Lascio un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *