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OTTIMO: LA GRAN BRETAGNA FUORIESCE DALL’UE.

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23 giugno 2016, referendum in Gran Bretagna sulla permanenza o meno nella (cosiddetta) Unione europea. Partecipazione dei cittadini molto elevata (oltre l’83% degli aventi diritto) e prevalenza dei favorevoli alla fuoriuscita: secondo il termine coniato dai media, è la Brexit. Il Regno Unito di Gran Bretagna se ne va. Non sono serviti a farlo restare la voce grossa dei capi dell’Ue in realtà il ruggito del topo, sia sul piano economico, poiché la Gran Bretagna è importatore netto per 140 miliardi di € annui dall’Ue, che si fa, non vi si esporta piú? (argomenta Bagnai, e nessuno l’ha smentito, vedi http://goofynomics.blogspot.it/2016/06/brexit-qualche-cifra.html?m=1); sia sul piano politico, al di là di sguardi torvi, mezze minacce, vacui rimandi di infondate ritorsioni, Juncker e gli altri tristi figuri delle élites dell’Ue che possono fare? , l’appello di Obama e altri (finora gli Usa puntavano a un’Ue alleata, da controllare), neanche l’assassinio della deputata laburista Cox, sfegatata pro Ue (uccisa da un folle con tutti i crismi adeguati di nazionalista, razzista, nazista …, coincidenza tanto funzionale per l’equazione “chi vuole uscire dall’Ue è un pazzo pericoloso”, da risultare comunque sospetta). E nemmeno che i cittadini scozzesi, in base ad antichi risentimenti verso l’Inghilterra e volontà d’indipendenza, abbiano votato in maggioranza per rimanere (al 62%, ma il 38 è confluito nel pro uscita), e cosí quelli dell’Eire (al 55%). I cittadini di Inghilterra e Galles hanno scelto di andarsene al 59%, e cosí la maggioranza dei cittadini del Regno Unito ha deciso per la fuoriuscita (nel complesso, intorno al 4% in piú di chi voleva rimanere).

La Gran Bretagna esce dall’«organismo internazionale» denominato Unione europea, condotto da élites designate dalle élites degli Stati aderenti. Esce da questo «organismo» che è fuori da ogni controllo dei cittadini dei diversi paesi, il cui parlamento è poco piú di una parodia dei poteri legislativi dei parlamenti; «organismo» fondato sulla moneta unica (l’€), che ha danneggiato il tenore di vita di intere paesi e ampie fasce delle popolazioni (dimezzando il potere d’acquisto delle retribuzioni, colpendo il mercato interno e il connesso tessuto produttivo, togliendo il controllo monetario ai vari Stati), e sul piú forsennato liberalismo economico, con il conseguente attacco ai residui del Welfare State, ivi compresi i sistemi pensionistici, con il pieno dispiegamento delle manovre finanziarie e bancarie, che hanno ridotto sul lastrico centinaia di milioni di europei, con l’apertura incontrollata al mercato di tutto (merci, capitali, manodopera) e gli esiti che sono in atto (dall’attacco alla qualità dei prodotti, ai freni assurdi alle varie produzioni e lavorazioni, fino all’afflusso smisurato di migranti – provocato dalla guerra economica scatenata dal grande capitale nel mondo e dal seguito di guerre guerreggiate che vi si intrecciano e combinano, quindi anche dall’Ue, nonché dalle comunicazioni mediatiche per cui l’Europa appare il Regno del Bengodi). Esce da questo «organismo» in cui impera il ministero della Verità preconizzato da Orwell nel suo 1984, che distorce e mistifica parole e loro significato, a partire dalla sua stessa denominazione, Unione europea: un’unione che non unisce in nulla per un bene comune i popoli e i paesi dell’Europa, partendo da autonomie e autogoverni locali, regionali, nazionali, per arrivare a un raccordo complessivo, ma schiaccia tutto e tutti sotto gli imperativi del capitale e degli interessi degli Stati funzionali al capitale, e delle oligarchie – politiche, economiche, sociali, culturali – in cui si incarnano, per cui l’Unione europea è la negazione dell’Europa: è l’anti-Europa.

Evidentemente, parte dell’oligarchia britannica e della sua classe politica ha ritenuto e ritiene di poter condurre meglio i propri interessi senza questo gravame pseudo-europeo, e ha in tal modo intercettato le istanze, già presenti e maturate, della maggioranza dei cittadini britannici.

Ora politici filo-Ue e media italici, dopo aver condotto – quasi tutti– una campagna di oltre un mese per convincere a non uscire dall’Ue… gli italiani (votavano in Inghilterrra?), sono in piena impasse: certo, si continua a dirsi contriti e a rimbrottare gli inglesi, e i media intervistano soprattutto quelli che erano contro l’uscita; si cerca di tranquillizzare (ma chi?) con il fatto che occorreranno due anni per la piena fuoriuscita (en passant: perché? Risposta: per star dietro al diritto astratto; invece, se si vogliono denunciare i trattati, questi decadono ed è chiuso lí, e si faranno altri accordi); si martella con le dichiarazioni per cui “l’Ue tiene e continua”, insieme alle chiacchiere, tutte vaghe, sulla necessità delle sue modifiche in meglio; si insiste sul tonfo delle borse (ma nessuno dice che l’economia reale è tutt’altra cosa, e che è delinquenziale farla dipendere da manovre e speculazioni finanziarie) e si ombreggiano futuri problemi, tanto oscuri quanto confusi – ma in realtà non si sa che dire e prospettare.

Nel contesto, non potevano mancare le banalità unite alla contrizione, come quelle di Mattarella – “rispettiamo la decisione …”: perché, se non la si rispettasse, che si farebbe? Né poteva mancare l’ineffabile Renzi: secondo il suo standard, ha unito un’ovvietà – “la Brexit non colpisce l’Italia”: infatti, si continuerà export e import nella e dalla Gran Bretagna –, una falsificazione – “è l’Europa dell’umanesimo, dei valori, della pace”: l’umanesimo non c’entra niente, anzi è negato; i valori sono quelli del liberalismo economico e statuale (e niente a che fare con i promotori del Manifesto di Ventotene); la pace è relativa, si veda dal dissolvimento della ex Jugoslavia, con azione della Germania di riconoscimento della Croazia, fino alla guerra contro la Serbia, con partecipazione dell’Italia, e poi alla guerra in Ucraina, provocata da Germania-Ue e azione Usa, in funzione anti-Russia, per non dire del seguito di «missioni» militari all’estero –, un annuncio (pseudo-)costruttivo – “è la nostra casa, va ristrutturata, o almeno rinfrescata”: sarà la casa sua e di quelli come lui, ma tutte le realtà dei paesi europei ne sono state danneggiate, e “ristrutturarla”, anzi il subito smussato “rinfrescarla” (si dà una mano di vernice?) è una balla totale, perché l’Ue è com’è, cosí è sorta e i suoi scopi costitutivi sono quelli che ha condotto e conduce: questa è la sua sostanza, che non si riforma, non si “ristruttura”, non si “rinfresca”.

L’Europa è una grande e fondamentale realtà, con i suoi paesi, le sue storie intrecciate, la sua civiltà. Ma l’Europa dell’Ue e delle élites, di gente come Renzi e di chi “si trova” e ciarla con lui, è tutt’altro: è questo «organismo internazionale» da definire, a pieno titolo, Unione anti-europea.

Ue, cui prodest? Alle oligarchie – politiche, economiche, sociali, culturali – degli Stati europei, che si sono sentite e si sentono rafforzate nel loro dominio da questo «organismo internazionale» fondato sul liberalismo (su tutti i piani), le cui decisioni (pro loro) possono essere messe in atto nei rispettivi paesi senza discussioni e impacci – “ce lo chiede l’Europa”, ossia lo comanda, l’impone. E la fuoriuscita della Gran Bretagna apre una prima grossa breccia in questo «organismo». Altre seguiranno: la Svizzera ha ritirato la richiesta di adesione, in Olanda si preannuncia il referendum sulla fuoriuscita (altro termine mediatico, da Nederland+uscita, «Nexit»), in Francia la Le Pen l’ha promesso, se consegue la presidenza della Repubblica – né le spinte centrifughe finiscono qui; e la Grecia, tanto massacrata, che sarà forzata a fare? Insomma, è avviato lo sgretolamento dell’Ue.

Il fatto è che le oligarchie si sono avvezzate a condurre cosí il loro dominio e vedono aumentare le loro difficoltà: con lo sgretolamento dell’Ue, si verranno sempre piú a trovare di fronte all’impatto diretto con i loro cittadini e, se parte di queste oligarchie sono certe di poterlo gestire e perciò sostengono la fuoriuscita, oppure sono forze che ora non ne fanno parte, e mirano a sostituire le oligarchie esistenti, e perciò sostengono la fuoriuscita, il resto oligarchico va in confusione. Di qui il panico, pur dissimulato ma che traspare, fino a reazioni isteriche, anch’esse dissimulate ma che traspaiono, di fronte alla Brexit e altre fuoriuscite incombenti.

In Italia, invece, non si farà nessun referendum: la Costituzione lo vieta sui trattati internazionali stipulati. Ed ecco la benignesca «Costituzione piú bella del mondo». Il che non significa che siano validi i peggioramenti compiuti, come la «deforma» o «schiforma» renziana, a cui va detto un bel granitico «no» al referendum di ottobre – e anche la Brexit, contro cui Renzi & Co. si sono spesi, insieme agli esiti delle elezioni del 5 e 19 giugno, va in senso negativo per Renzi & Co. & Pd.

Bisognerà trovare altre vie per una futura fuoriuscita – e prima sarà, meglio sarà –, a meno che non si voglia dar credito a chiacchiere come quelle di quell’esponente politico (inutile ricordarne il nome) che ha proclamato, in caso di fuoriuscita anche francese, “Europa condotta dall’asse italo-tedesco” – c’è lavoro per gli psicoterapeuti –, oppure come quelle di Vespa, che ha dichiarato inutile un referendum in Italia, perché “tre italiani su quattro vogliono restare” – e, se l’ha detto Vespa, è sicuro che … non è cosí.

Tuttavia, è da mettere in luce un dato significativo, e allarmante: la maggioranza degli inglesi che hanno votato per la fuoriuscita hanno un’età dai 50 anni in su, mentre la maggioranza degli inglesi dai 50 anni in giú hanno votato per restare. Il mondo del liberalismo dispiegato e in ulteriore dispiegamento si deve basare (come rileva giustamente Jean-Claude Michéa, v. in particolare Impasse Adam Smith, Paris, Flammarion, 2006, pp. 50-51, nonché L’einseignement de l’ignorance, Paris, Climats, 2006, e altre sue opere ancora) sulla pubblicità pervasiva e sui giovani, che (certo non tutti, ma tanti) sono appieno permeabili a moda e mode (e alla pubblicità delle mode), che sono il “frutto” dell’«insegnamento dell’ignoranza» messo in atto, che, privi/privati come sono di strumentazione culturale adeguata, non recepiscono altri “discorsi” piú sensati e stringenti, che quindi non hanno una visione del passato, ne hanno nel migliore dei casi una nebulosa del presente, non ne hanno nessuna del futuro, e mancano di identità effettiva, sia personale e sociale, sia regionale e nazionale, e che magari vedono l’Europa come “disneyland” nelle varie capitali e città, o, al piú, tramite lo specchietto per allodole dell’«Erasmus» – di conseguenza possono aderire alla fittizia e insensata “Europa” dell’Ue.

Ma ciò significa solo che bisogna costruire un differente contesto, e su tutti i piani, per dare una prospettiva, una formazione, un senso ai piú giovani; però non si può attendere che siano i piú giovani a “maturare” e a farlo: si finisce soltanto in un circolo vizioso. E invece bisogna fare presto, perché questo stesso tempo sbagliato – come lo spazio sconvolto in cui si dispiega, sotto le potenze perniciose che lo dominano –, questo stesso tempo lavora contro.

MM

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