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ATTACCO USA IN SIRIA: SITUAZIONE GRAVE, MA NON SERIA … ALMENO PER IL MOMENTO.

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Vediamo le “cose”. 1) L’uso del gas nella cittadina di Khan Sheikhoun da parte del regime di Assad è solo una balla colossale: l’esercito siriano non ha questo gas, né ha interesse a usarlo contro la popolazione, nella guerra contro finti “ribelli” & Isis che, con supporto russo, sta concludendo con successo; è invece molto piú concreto che si sia trattato o di un’esplosione fortuita del deposito di gas in mano, e questo è vero, ai finti “ribelli” & Isis, oppure di un’operazione deliberata (per mettere in crisi l’azione concertata che li sta eliminando) da parte dei finti “ribelli” & Isis, che sono soltanto bande di delinquenti e pazzi criminali. 2) La balla è tanto evidente che perfino fra televendoli e pennivendoli, “esperti” e politici vari, se, certo, i piú la ripetono da pappagalli parlanti quali sono, si levano anche quelli (pur in minoranza) che (certo, timidamente) levano dubbi e richiedono prove certe, e addirittura alcuni (pur pochissimi) che la negano nettamente. 3) Su tale balla si sono comunque schierati governi, esponenti e “voci ufficiali” di Usa, Europa, etc. (il che mette in luce, ancora una volta, che gentaglia sia questa), e il presidente “amerikano” Trump, in lacrime per “i bambini uccisi da Assad”, ha ripetuto la frase (già di Obama) per cui Assad «ha oltrepassato ogni linea rossa», dando via libera all’attacco alla base siriana di Ash Sha’irat (provincia di Homs, Siria occidentale) con 59 Bgm-109 Tomahawk, lanciati stanotte (ore 2,40 del 7 aprile in Italia) da due portaerei della flotta Usa stanziata nel Mediterraneo orientale; consensi dai governi di Gran Bretagna, Germania, Francia, Danimarca (ed Estonia), della Turchia di Erdogan, nonché dai governi del Giappone e dell’Australia, con tanto di “fiore all’occhiello” dell’entusiasmo di quella mina a esplosioni continuative che è Israele e dal primo posto stabile nella classifica dei “pozzi neri” mondiali, l’Arabia saudita. 4) Ma, prima di attuare il “colpo”, gli Usa hanno avvisato la Russia, per evitare non solo caduti russi, ma anche e soprattutto uno scontro diretto con le forze russe, e la Russia, a sua volta, ha (ovviamente) avvisato i siriani, i quali hanno messo al riparo aerei e attrezzature; certo, ci sono stati dei caduti (pare 6: fonti siriane) e dei danni, però contenuti (le stesse fonti “amerikane” dicono solo «significativi»), e la “faccenda” appare principalmente dimostrativa, tanto piú che il Pentagono ha dichiarato trattarsi di un’una tantum, senza prosequi previsti. 5) Il regime siriano ha (giustamente) denunciato l’attacco per quell’«aggressione» che è, condannata (giustamente) anche dall’Iran come «azione unilaterale pericolosa, distruttiva e che viola i principi del diritto internazionale», e cosí dalla Russia, che denuncia (giustamente) «un atto di aggressione degli Stati Uniti contro una nazione Onu», atto che «potrebbe peggiorare i rapporti tra Mosca e Washington, e portare a un ampliamento dei conflitti armati» nell’area e che «potrebbe minare la lotta contro il terrorismo», chiedendo la convocazione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu; tuttavia, tali reattività, e in primo luogo quella della Russia, appaiono sostanzialmente “modeste” e volte a non far proseguire la “faccenda”, aprendo sottesamente alla possibilità di considerarla circoscritta al pur delinquenziale “colpo” dimostrativo che è stato.

Che, sta succedendo, dunque? Trump ha fatto una conversione di 180° rispetto alla sue promesse e linee in campagna elettorale? Dove ha insistito sul por termine al contrasto strategicamente centrale alla Russia e alle ingerenze Usa nel Vicino e Medio oriente e Nordafrica, nonché in Europa. La sostanza è questa: Trump e il suo “gruppo”, che sono pervenuti ad assumere la presidenza degli Usa contro le due fazioni, repubblicana e democratica, di quello che, in sostanza, è il partito unico “amerikano”, e contro il “grosso” dell’establishment, nonché dei grandi media (tv e stampa), si sono trovati sotto un permanente fuoco di fila, da tutte le parti e su tutti i fronti, con blocco ai diversi «decreti» varati e sotto un continuativo russiagate (accuse di rapporti e supporti, appunto, dall’avversario storico degli Usa) con tanto di minaccia di impeachment. Perciò Trump ha dovuto destituire dalle cariche conferite una serie di collaboratori, fino a rimuovere dal suo ruolo al Pentagono Bannon (sostenitore della nuova linea con la Russia).

L’attacco Usa in Siria manifesta la continuazione della precedente azione “americakana” (da Clinton ai “muscoli” dei Bush, fino al procedere “interventistico-serpentesco” di Obama) nel Vicino-Medio oriente-Nordafrica-Africa e in Europa, e del contrasto con la Russia, che Trump e i suoi hanno dovuto accettare. Con un “ma”: si accetta lo sdegno per la balla, però si fa un “colpo” sostanzialmente dimostrativo; dalla Russia lo si capisce e quindi si lasciano vie aperte. Il seguito? È da vedere, e dipende dallo scontro interno agli Usa: se la presidenza di Trump, con i “suoi”, viene ridotta a essere quella di un “pupazzo”, che comunque attua quanto vogliono establishment, lobbies, corporations, complesso militar-industriale, oppure se riesce a trovare modi e tempi per far passare la linea “altra”.

Va aggiunta una riflessione generale: non basta giungere a posizioni primarie di gestione (governo) per poter “cambiare le cose”: l’assetto statuale dato, politico-istituzionale, e il suo intreccio con gli interessi economico-capitalisticidati, può bloccare o comunque distorcere ogni mutamento. Occorre “qualcosa” di piú profondo, e coinvolgente direttamente la popolazione.

MM

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