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LA TRAGEDIA GRECA DEI SALARI

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Da Francesco Cattabrini, che dice: «la tragedia [della
Grecia] prosegue nel silenzio generale». E va aggiunto: intanto Tsipras ha annunciato (si pen si un po’!) “il peggio è passato” … E non mancano i tanti nostrali, non solo (ovviamente) politici, economisti, pennivendoli e televendoli, “esperti” (di nulla), ma anche i “grupponi” di oche e mentecatti, che biascicano “eh, però … però ci vuole l’€, però ci vuole l’Unione europea”.

Si legga l’articolo segnalato dal Cattabrini: La tragedia greca dei salari: la generazione dei 265 euro al mese (da: http://vocidallestero.it/2017/08/03/ktg-la-tragedia-greca-dei-salari-la-generazione-dei-265-euro-al-mese/), 01.08.2017

L’alta disoccupazione nella Grecia colpita dall’austerity deprime salari e stipendi. Gli imprenditori vogliono spendere quanto meno possibile in salari, e i lavoratori sono costretti a scendere a compromessi che erano impensabili prima della crisi. Si accetta un posto di lavoro a qualsiasi prezzo, non importa quanto sia basso. Il settore imprenditoriale privato in Grecia ignora spudoratamente le leggi sul lavoro e offre una manciata di noccioline con l’ultimatum “prendere o lasciare”. Un ricatto che i lavoratori disperati non possono rifiutare.

Nessuna sorpresa. I dati basati sulle dichiarazioni dei redditi del 2017 relativi all’anno fiscale 2016 mostrano quale sia l’attuale condizione di stipendi e salari nel settore privato greco. Sono spaventosamente bassi, specialmente se si tiene conto del costo della vita nel paese. I dati non rivelano comunque le condizioni di lavoro, se siano lavori a tempo pieno, part time o a turni.

I giovani lavoratori sotto 20 anni di età non guadagnano piú di € 260 netti al mese. I lavoratori a 24 anni di età svolgono lavori a tempo pieno per una media di € 380 netti al mese. I lavoratori fino a trent’anni guadagnano in media € 509, e quelli fino a 34 non portano a casa piú di € 660.

La maggiore diminuzione degli stipendi, tra meno 42% e meno 25%, colpisce i lavoratori giovani e quelli nell’età piú produttiva, cioè i trentenni e i quarantenni.

I lavoratori trentenni di solito progettano di formare una famiglia, e quelli verso i quanranta e oltre spesso hanno già delle famiglie e dei figli. Hanno quindi da gestire impegni economici maggiori con redditi che diminuiscono.

Ci sono 548.000 lavoratori nella fascia di età 40-49 anni. I lavoratori registrati over 50 sono 335.000. Prima della crisi molti di loro guadagnavano piú di € 1.600 lordi al mese.

Nel 2012 i salari minimi sono diminuiti da 780 a 580 euro lordi per i lavoratori sopra i 25 anni e sono diminuiti a € 510 lordi per i lavoratori tra i 15 e i 24 anni.

Secondo i dati, le pensioni medie sono diminuite del 13,96% tra il 2012 e il 2016. Nel periodo 2010-2017 le pensioni di base e integrative sono state tagliate 14 volte.

Negli ultimi mesi il tasso di disoccupazione è sceso a causa dei lavori stagionali nel settore turistico.

Nell’aprile 2017 il tasso di disoccupazione in Grecia era il 21,7% ed è tuttora il piú alto dell’Unione europea. Seconda viene la Spagna, con una disoccupazione al 17,1%.

Tuttavia, secondo l’«Unione dei Lavoratori nel Turismo e nella Ristorazione», gli imprenditori pongono l’enfasi sull’ingaggio di lavoratori giovani, fino a 25 anni di età, grazie ai loro minori salari. I salari in questo settore per questo gruppo di età sono di € 510 al mese lordi per un lavoro a tempo pieno, che diventano € 410 netti dopo aver scalato tasse e contributi previdenziali. Questa tendenza, che i media greci descrivono come «la cattiva cultura degli imprenditori», impedisce la firma di contratti collettivi che permetterebbero di ingaggiare lavoratori piú anziani, con piú anni di esperienza e conseguentemente salari piú alti.

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