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I “DOLORI” DELLA POLITICA DEL MEZZO-E-MEZZO IN ITALIA.

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I “dolori” della politica del mezzo-e-mezzo in Italia. Renzi, con il suo Pd, ha avuto la trovata di attaccare Visco, l’attuale governatore, in scadenza, di Bankitalia. Lo scopo è chiaro: mette insieme, in un polverone appunto di pretto stile renziano: 1) il mancato o carente controllo su status di banche e operazioni bancarie (o piuttosto, come invece è ma non si dice, “occhio” favorevole ad assetti para-deficitari e “giri” speculativi) della Banca centrale (peraltro, autonomizzata e sostanzialmente privatisticizzata: “be’, lo “vuole l’Europa …”), incolpandone il governatore; 2) lo scandalo di Banca Etruria e altre tre banche (che, peraltro, sono solo la classica «punta dell’iceberg»), con le truffe a danno dei «risparmiatori», poi poco, o mal, o non risarciti, che ha investito il governo Renzi, il suo seguito Gentiloni, la Boschi (tramite suo padre nella Banca Etruria e il ruolo da lei svolto per “parare” il colpo che si profilava) passata dal governo Renzi a quello Gentiloni, dando a intendere che non sarebbe successo se Bankitalia retta da Visco avesse «vigilato»; 3) l’assunzione “in proprio” di un tema “di battaglia” da campagna elettorale (su Bankitalia e funzionamento del sistema bancario) dell’opposizione destrorsa e comunque (detta) «populista» (Lega, M5S), pensando cosí di sottrarlo a essa e di usarlo a proprio vantaggio, o a ogni modo di neutralizzarlo.

Esplosione di contrarietà: dal bolso Gentiloni, che già alla prova dei fatti sempre si dimostra Gentirenzi e accetta i diktat renziani (si pensi solo all’aver posto la «fiducia» sulla rinnovata sconcia legge elettorale), che pur resta silente, ma non cosí diversi suoi ministri, a parte degli stessi parlamentari piddini, al presidente della Repubblica, perfino all’ex presidente, ma «emerito», Napolitano (che ha ormai da tempo deciso di sganciare Renzi, considerandolo apportatore di troppi guai), e a un altro seguito di personaggi, per non dire dell’opposizione. E lo stesso Visco sta reagendo, perché attaccato in prima persona.

Un polverone, appunto, in cui i tanti “anti-Renzi” gridano e si sdegnano per l’“attacco a una massima istituzione” dello Stato (ma non è stata autonomizzata e sostanzialmente privatisticizzata?), e in cui Renzi, in attitudine di fiero combattente per grandi valori, resiste e insiste, da eroe “solo contro tutti”. Ma il polverone non gioverà a Renzi & suo Pd. Mentre entra in urto con parte del contesto piddino e para-piddino di gestione governativa e istituzionale, nonché, e in particolare, di bacino elettorale, l’opposizione gestirà meglio di Renzi & suo Pd il tema “di battaglia” da campagna elettorale, assumendone il merito e, anzi, accreditandoselo ancor piú, rilevando: “vedete? Anche Renzi è stato costretto ad ammettere i misfatti di Bankitalia e ora tenta, in maniera tardiva e subdola, di far sua la questione”. Sono i “dolori”, ossia le inevitabili contraddizioni, in cui cade la politica del mezzo-e-mezzo, che avanza nei paesi europei, e che la rende “traballante” e comunque di transizione, di passaggio.

Tuttavia, un effetto della politica del mezzo-e-mezzo e del polverone conseguente c’è: resta occultato il “nodofondamentale. Che è questo: a) i «risparmiatori» sono stati (e continuano a essere) truffati in base alla credenza (diffusa e instillata, in particolare dagli economisti) che i denari figlino da sé (come i funghi o le muffe), e non in base a profitti estratti da qualche parte, e la speculazione bancario-finanziaria mira, appunto, a rastrellare «risparmi» come capitale da investire in operazioni sempre piú rischiose, alla ricerca di profitti a ogni costo (ma i profitti vengono infine a mancare), il che fa parte della lunga crisi-stagnanzione di fase (della fase della «globalizzazione»), che non è affatto «superata» (nonostante la cascata, di cattivo odore, delle menzogne “ufficiali”); b) occorre puntare ad avere un vero controllo dei capitali, il che significa eliminare ogni autonomia e ogni privaticità e pritisticizzazione delle banche, ricondurne il complesso (da Bankitalia a tutto il sistema bancario) a custodia del valore in termini monetari e a funzione della sua allocazione in investimenti, e in primo luogo interni, secondo ciò che decide la società organizzata (dal livello locale a quello regionale e centrale), e non le singole banche e il sistema bancario (e quanto pone e impone l’Unione anti-europea va mandato … al posto che merita). Ma questa presa di consapevolezza manca, anche nelle stesse opposizioni, né è facile farla comprendere, data la mole di ciarle mistificanti contrarie. Il che, però, non deve impedire almeno di assumerla e diffonderla, per quanto si può.

MM

(immagine in evidenza: Lapresse da Lastampa.it http://www.lastampa.it/2016/01/31/economia/dissesto-da-un-miliardo-e-fuga-di-clienti-ecco-perch-il-crac-di-banca-etruria-pHNJkchBcB1UkrYEW4k0DJ/pagina.html)

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