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In Toscana la più grande poveriera USA

International logisticians offload a U.S. fuel transporter from the transportation vessel “Liberty Promise” March 13 at the Port of Bremerhaven. More than 300 pieces of equipment, including UH-60 Black Hawk helicopters, tracked vehicles, Humvees, troop carriers and assorted military cargo, will move onto sites in Latvia, Estonia and Lithuania in support of Operation Atlantic Resolve, an ongoing mission designed to exemplify U.S. and NATO commitment to the region, build allied capability and interoperability, and bolster regional security and stability. Soldiers of the 1st Armor Brigade Combat Team, 3rd Infantry Division, will employ the armored vehicles during an upcoming training rotation. (Photo by Staff Sgt. Warren W. Wright Jr., 21st TSC Public Affairs)

L’8 agosto ha fatto scalo nel porto di Livorno la «Liberty Passion» («Passione per la Libertà») e il 2 settembre la «Liberty Promise» («Promessa di Libertà»); che saranno seguite il 9 ottobre dalla «Liberty Pride» («Orgoglio di Libertà»). Le tre navi ritorneranno quindi a Livorno, in successione, il 10 novembre, il 15 dicembre e il 12 gennaio. Sono enormi navi Ro/Ro, lunghe 200 metri e con 12 ponti, capaci ciascuna di trasportare 6.500 automobili. Non trasportano però automobili, ma carrarmati. Fanno parte di una flotta statunitense di 63 navi appartenenti a compagnie private che, per conto del Pentagono, trasportano in continuazione armi in un circuito mondiale tra i porti statunitensi, mediterranei, mediorientali e asiatici. Il principale scalo mediterraneo è Livorno, perché il suo porto è collegato alla limitrofa base statunitense di Camp Darby. Quale sia l’importanza della base lo ha ricordato il colonnello Erik Berdy, comandante della guarnigione in Italia dello Us Army, in una recente visita al quotidiano «La Nazione» di Firenze. La base logistica, situata tra Pisa e Livorno, costituisce il piú grande arsenale Usa fuori dalla madrepatria. Il colonnello non ha specificato quale sia il contenuto dei 125 bunker di Camp Darby. Esso può essere stimato in oltre un milione di proiettili di artiglieria, bombe per aerei e missili, cui si aggiungono migliaia di carrarmati, veicoli e altri materiali militari. Non si può escludere che nella base vi siano state, vi siano o possano esservi in futuro anche bombe nucleari. Camp Darby, ha sottolineato il colonnello, svolge un ruolo chiave, rifornendo le forze terrestri e aeree statunitensi in tempi molto piú brevi di quanto occorrerebbe se venissero rifornite direttamente dagli Usa. La base ha fornito la maggior parte delle armi per le guerre contro l’Iraq, la Jugoslavia, la Libia e l’Afghanistan. Dal marzo 2017, con le grandi navi che mensilmente fanno scalo a Livorno, le armi di Camp Darby vengono trasportate in continuazione nei porti di Aqaba in Giordania, Gedda in Arabia Saudita e altri scali mediorientali per essere usate dalle forze statunitensi e alleate nelle guerre in Siria, Iraq e Yemen. Nel suo viaggio inaugurale la Liberty Passion ha sbarcato ad Aqaba, nell’aprile 2017, 250 veicoli militari e altri materiali. Tra le armi che ogni mese vengono trasportate via mare da Camp Darby a Gedda, vi sono certamente anche bombe Usa per aereo che l’aviazione saudita impiega (come risulta da prove fotografiche) per fare strage di civili nello Yemen. Vi sono inoltre seri indizi che, nel collegamento mensile tra Livorno e Gedda, le grandi navi trasportino anche bombe per aereo fornite dalla Rwm Italia di Domusnovas (Sardegna) all’Arabia Saudita per la guerra nello Yemen. In seguito all’accresciuto transito di armi da Camp Darby, non basta piú il collegamento via canale e via strada della base col porto di Livorno e l’aeroporto di Pisa. È stata quindi decisa una massiccia riorganizzazione delle infrastrutture (confermata dal colonnello Berdy), comprendente una nuova ferrovia. Il piano comporta l’abbattimento di 1.000 alberi in un’area protetta, ma è già stato approvato dalle autorità italiane. Tutto questo non basta. Il presidente del Consiglio regionale toscano Giani (Pd), ricevendo il colonnello Berdy, si è impegnato a promuovere «l’integrazione tra la base militare di Camp Darby e la comunità circostante». Posizione sostanzialmente condivisa dal sindaco di Pisa, Conti (Lega), e da quello di Livorno, Nogarin (M5S). Quest’ultimo, ricevendo il colonnello Berdy e poi l’ambasciatore Usa Eisenberg, ha issato sul Comune la bandiera a stelle e strisce. (M. Dinucci, «il manifesto», 11.09.2018).

Sarebbe senz’altro sbrigativo e superficiale commentare “se questo è il cambiamento!” MA si impongono alcune riflessioni e interrogativi. Non ritengo superfluo premettere che nessuna persona fornita di buon senso si sarebbe potuta aspettare cambiamenti radicali in una politica internazionale incancrenitasi su posizioni di servile e ottusa sudditanza alla “grande democrazia” Usa, cui l’Italia sembra essere avvinta, grazie anche a responsabilità dei governi precedenti. Va aggiunto che il governo attuale, nato da vicissitudini sufficientemente note, sia appesantito da una serie di contraddizioni, prima ancora che le due componenti facenti riferimento a fasce popolari e ceti distinti, né sempre sovrapponibili, cui dover rispondere, dalla presenza di elementi entrati forzosamente in fase di trattativa al momento della sua costituzione e non sempre compatibili con gli indirizzi, talora non del tutto coincidenti, delle formazioni che lo costituiscono. È chiaro che si imponeva una gradualità nel procedere, mirando a risultati anche modesti ma funzionali al cambiamento. Va inoltre tenuta presente l’insistenza cui l’Italia è sottoposta dalle oligarchie e potentati economico-finanziari al di qua e al di là dell’Atlantico. «Poteri forti» che legittimano le posizioni che, nel governo, tendono a mettere un freno, in attesa di invertire la rotta, al cambiamento auspicato, a loro volta assecondati dai loro affiliati nostrani. Non solo chi, nella compagine governativa, “rema contro”, ma l’alternanza di querule lamentazioni e indignati anatemi scagliati dai media ridottisi a un’accozzaglia di prefiche (che, come è noto, sono pagate per piangere i defunti): si vuole una riedizione del centrosinistra con o senza Renzi, che ha affermato di non permettere che il Pd si liberi di lui? E veniamo agli interrogativi: non era possibile che il sindaco di Pisa, Conti (Lega), e il sindaco di Livorno, Nogarin (M5S), lasciando ovviamente perdere il presidente del Consiglio regionale Giani (Pd), se non erano in grado di dire con un no, quantomeno rispondessero al colonnello Berdy che dovevano interpellare i loro cittadini ed elettori, al fine di evitare manifestazioni di protesta (che auspico non mancheranno), prendendo le distanze da Giani che dava per scontato l’impegno a promuovere l’integrazione tra base militare e comunità? Era necessaria la condivisione senza alcuna remora? Era indispensabile che Nogarin issasse la bandiera Usa sul Comune ricevendo a Livorno l’ambasciatore Eisenberg? Perché non l’ha accolto anche con le fanfare?

CB

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