Nea Polis

La levata di scudi contro il «reddito di cittadinanza».

Io penso sarebbe stato bene che il «reddito di cittadinanza», ormai indispensabile misura civile, oltre che sociale ed economica, fosse stato situato in un ampio piano produttivo, il piú possibile auto-centrato, necessariamente a “volano pubblico” (ossia a intervento statale), anche andando in maggiore deficit spending (spesa in deficit), cioè sforando molto piú il rapporto debito-Pil, di quanto è stato deciso, in modo di rendere non solo piú sicuro, ma anche piú mirato, l’utilizzo di questo sussidio di disoccupazione, sottoccupazione, inoccupazione in direzione della collocazione lavorativa (en passant, il tasso del 2,4% non è poi maggiore di quello attuato, nei fatti, dai governi precedenti, benché avessero dichiarato, a parole, di attenersi a limiti molto piú ridotti: ciò che è mutato è la destinazione delle risorse, ossia, insieme al «reddito», la «pensione» minima, l’avvio dello smantellamento della L. Fornero sulle pensioni e della riduzione della tassazione, etc., ed è su questo lo scontro con i bonzi dell’Ue). Ma il governo giallo-verde, come il «contratto» su cui è sorto, segue una linea evidentemente diversa, piú “a passi minori”, piú temporeggiante e contrattante nei confronti dell’Ue, nonché con le resistenze e pressioni contrarie all’interno del paese e nell’establishment statale (fino a Mattarella, che mai su questo si smentisce).

Non mi metto qui a discuterne (anche se andrà fatto), come nemmeno delle contraddizioni che si riverberano all’interno del governo e forze politiche relative (è chiaro che “questioni” come Tap, Tav, condoni veri o presunti, Sicurezza, modalità dei processi, lo stesso «reddito», e cosí via, non sono “secondarie”, anche se il governo deve e dovrà per forza risolverle in qualche maniera, dato che né il governo stesso, né le forze della maggioranza, possono permettersi alcuna crisi governativa, nel contesto dato). Premesso quanto indicato, ciò su cui voglio richiamare l’attenzione è la levata di scudi generale contro il «reddito di cittadinanza», da parte dell’opposizione interna-esterna, dal Pd a FI, con rispettivi codazzi e annessi (alcuni dei quali magari si pongono perfino pseudo-fieramente contro ambedue), al “grosso” dell’oligarchia e dei media, e a componenti rilevanti dell’establishment (ma gli attacchi valgono anche per il complesso delle altre misure).

Tutta una terroristica argomentazione da tregenda viene messa in campo: “i conti non tornano”, “si faranno saltare i conti pubblici”, “i costi saranno scaricati sulle generazioni future”, “si finanzieranno i fannulloni invece di sostenere il lavoro ossia l’imprenditoria”, “si manderà il paese nel disastro anzi lo si è già mandato”, e via salmodiando di funesti presente e futuro. Nel contempo, si è tifato per l’aumento dello spread (il differenziale di tasso di interesse fra titoli di Stato italiani e tedeschi), asserendo che il peso degli interessi diventerà insostenibile e che le banche italiane andranno in rovina, e cosí via. Certo, l’opposizione è rimasta delusa dal fatto che lo spread è sí cresciuto, ma si è contenuto (i rapporti con gli Usa di Trump e la Russia di Putin hanno funzionato), mentre le banche italiane sono risultate “solide” (e assicurate nella “solidità” dal governo) agli stress test (le condizioni di solvenza in caso di pagamenti), tuttavia si continua la litania, affermando che la “cosa” è provvisoria e preconizzando sciagure future.

Ebbene, tutta questa “banda” di “gente” (so che è detto con disprezzo, ed è precisamente quello che intendo) ha una serie di indegni precedenti storici, che ben la qualificano: si va dalla polemica di Malthus & soci nell’Inghilterra dell’Ottocento contro ogni forma di sussidio alla povertà (e a favore delle spese di lusso), perché non si dovevano sostenere fannulloni e buoni a nulla (e se morivano di stenti era meglio, cosí si riduceva la popolazione), fino ai tifosi, nella Rivoluzione francese, dell’intervento delle potenze estere per “ristabilire l’ordine” (ossia restaurare lo status precedente). Non ci si faccia ingannare dall’apparenza del dibattito para-civile, al piú dall’un po’ disordinato fino al maleducato, dandosi sulla voce, con tagli dei discorsi in corso dei sostenitori del governo da parte dei televendoli di turno e dei loro “ospiti”: questa “banda” di “gente” esprime e manifesta il peggiore classismo anti-popolare, costituisce la reazione della peggior specie. E trovo addirittura errato stare a discutere, argomentare, dibattere con i suoi vari esponenti: non vanno nemmeno accreditati come interlocutori, “gente” che abbia un qualche senso e un minimo di dignità.

MM

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