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ANCORA DATI SUI GILETS JAUNES

Ancora dati sui gilets jaunes. Paiono in corso tentativi di importare anche in Germania il movimento dei gilets jaunes francesi (https://www.jobsnews.it/2018/11/germania-il-movimento-francese-dei-gilet-gialli-passa-il-confine-e-contagia-lestrema-destra-tedesca-messaggi-neonazisti-razzisti-e-xenofobi-allarmano-berlino/): «primi segnali si sono avuti quando alcuni gilet gialli sono comparsi nei giorni scorsi in diverse città tedesche, per esempio a Norimberga, Monaco, Hannover e persino di fronte al Check-point Charlie a Berlino. Piccoli assembramenti, per ora, sparuti gruppi di manifestanti arrabbiatiche», anche se, va detto, apparirebbero condotti da settori dell’estrema destra tedesca. Tuttavia gli “arrabbiati” non mancano in Germania, con tanto di iniziative di raggruppamento in “rete”, tanto che «i rivenditori on line segnalano che la richiesta dei gilet gialli in Germania è cresciuta drasticamente. In alcuni magazzino si segnala il tutto esaurito».

Intanto, nel nostro paese (https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/-gilet-gialli-nasce-il-coordinamento-italiano-del-movimento_3176984-201802a.shtml) pare essere nato il «Coordinamento italiano gilet gialli Italia»”. Il movimento si batte contro la direttiva Bolkestein e la tassazione troppo elevata per le imprese, ma chiede anche «la revoca della concessione ad Autostrade e la riduzione dei pedaggi». Solo sabato sulla pagina Fb era stata lanciata la proposta: «oggi Champs Elysee, la prossima a Roma. Facciamo partire la protesta dei gilet gialli in Italia».

E un tipo “istituzionalizzato”, che niente ha a che fare con “rivoluzionarismi” e insurrezioni come Carlo Panella, scrive Nella Francia dei gilet gialli la politica è agonizzante (https://www.lettera43.it/it/articoli/mondo/2018/11/22/gilet-gialli-macron-francia-crisi/226683/).

In sintesi: l’aspetto piú grave della rivolta dei gilet jaune francesi non è solo nella radicalità e nell’estensione della protesta che attraversa la Francia, ma nell’allarme lanciato dai piùaccorti consiglieri dell’Eliseo: «I corpi intermediari tradizionali non solo sono estranei, ma sono stati addirittura congedati seccamente dai manifestanti: siamo costretti a individuare corpi intermedi, interlocutori differenti». L’intero sistema politico è franato su se stesso. In realtà, si scopre che il sistema istituzionale di De Gaulle ha dato l’illusione che Macron, con il suo risicato 24% al primo turno e la sua vittoria nel ballottaggio con Marine Le Pen, fosse riuscito a preservare il quadrilatero dal terremoto politico e dalle conseguenze della fine definitiva della rappresentanza politica post bellica che sta sconvolgendo il Vecchio e il Nuovo continente. Passati 18 mesi, i gilets jaunes, la ribellione delle periferie e dei ceti deboli contro le città e la società dei garantiti non solo non si fanno affascinare dalle ragioni dell’ecologia (che motiva l’aumento del carburante), ma dimostrano che l’intero sistema politico francese è franato su se stesso.

La sinistra al lumicino: nei sondaggi, con il Partito socialista caduto in un abissale 4,5%, non equilibrato dal 12,5% della France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon e dal 5% dei Verdi (un 21% complessivo, una quasi agonia). Non se la passa bene neanche il centro con i Républicains ancorati a un marginale 14%. Maggioritari, per cosí dire, solo la République en Marche di Macron con il 21,5% e il Rassémblement National della Le Pen con il 21%. Nessuno di questi partiti ha, però, la minima presa sui gilet jaune. Dunque, una frantumazione totale della rappresentanza tra blocchi, che peraltro non hanno le condizioni per costruire alleanze o coalizioni, e un Macron in caduta libera quanto a popolarità (si avvia a superare in negativo persino François Hollande). E a rischio anche le istituzioni europee: in questo contesto si è facili profeti nel prevedere non solo che la ribellione dei gilets jaunes si estenderà, non solo che la scelta della durezza e dello scontro da parte del governo si mostrerà suicida, ma anche che la Francia entrerà in una crisi profonda, non solo della rappresentanza sociale, ma anche di quella politica. Come in Italia. Come in Germania. La prima conseguenza sarà una crisi ingovernabile delle istituzioni dell’Unione europea. Con grande gioia di Donald Trump e di Vladimir Putin.

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