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Nea Polis

No, purtroppo no …

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  • Due dati di fatto. Primo, a) al governo giallo-verde è del tutto solido per la grande maggioranza dei consensi della popolazione italiana, come b) è confermato dai costanti sondaggi ed è ammesso da tutti, con soddisfazione dei sostenitori o i “denti stretti” dei critici. Secondo, l’opposizione, nonostante il supporto dei media, non è in grado di far niente, né, a destra, c) quella di Berlusconi-FI (abbaia contro i 5S chiamando Salvini ad andarsene, fingendo di non capire che è impossibile, perché sarebbe la rovina per la stessa Lega: ma Berlusconi è finito, anche se lui e i suoi non lo vogliano ammettere) e d) quella di Fd’I (mezza-e-mezza, dice sí a qualcosa e no a qualcos’altro, nello smanettamento della Meloni e suoi per non fare del tutto assorbire il proprio elettorato dalla Lega), né, a sinistra, e) quella del Pd in sfascio con resti “in libertà” di LeU (farneticano di incompetenza del governo e di rovina in cui cade l’Italia, riproponendo … ciò che hanno fatto loro, e, da parte di alcuni, strizzando mezz’occhio ai 5S per improbabili alleanze di governo, fingendo di non capire che il M5S non può buttare a mare il governo, né tanto piú andare con loro, pena il suicidio politico) e f) quella di gruppi iperminoritari (che inveiscono contro destra e sinistra, contro il governo «razzista, fascista» etc. , con Salvini prima “bestia nera”, basandosi, in sostanza, solo sull’essere “quelli per gli immigrati e l’immigrazione”: ultraliberali, al di là di ciarle “sinistre”, non “incontrano” nella popolazione, vogliono una “cosa”, il flusso migratorio voluto da grande capitale transnazionale e massimi potentati, non la piena libertà di movimento dei capitali, il che è impossibile, perché non si può volere una “cosa” e non le altre “cose” organicamente connesse; e sono contro l’autonomia dello Stato, chiamandola nazionalismo, sovranismo, insomma fascismo: scarso il loro presente, nullo il futuro). Peraltro, è bene ripetere che questa destro-sinistra è la reazione: vogliono restaurare lo status quo precedente a 4 marzo e governo M5S-Lega.
  • Tutto bene, allora? No, purtroppo no. Si veda il rapporto “con l’Europa” (ma l’Europa non c’entra niente: è il rapporto con l’Unione europea). La “manovra” per dare prime risposte alle contraddizioni e condizioni in cui è stata gettata la grande maggioranza della popolazione italiana (reddito e pensione di cittadinanza e quota 100 pensionistica) e sostenere il rilancio della produzione, è stata varata già in termini “modesti” (benché membri della maggioranza e del governo, e suoi sostenitori siano sostanzialmente keynesiana, e alcuni, come Rinaldi, lo dichiarino: quindi, diretto intervento socio-economico dello Stato con robusta spesa in deficit). Poi è stata infilata nella “limatura” della trattativa Ue: si tratta, contratta, ritratta, passando dal 2,4% (deficit rispetto al Pil) al 2,04%, né è finita: all’Ue non basta un’ulteriore riduzione al 2,02%, vuole un 1,90 o 1,95%. E allora si riducono, si scaglionano campi e modalità di applicazione delle “misure”, si dice di scovare, e si raschiano, altri fondi … Imperativo: “evitare la procedura d’infrazione”. La linea è di scansarla in attesa delle elezioni europee del maggio 2019, contando di cambiare gli organi Ue preposti. Ma perché questa abietta sottomissione e rendere ancora meno efficace la “manovra”? E il mutamento del parlamento Ue sarà tale da ribaltare la realtà degli organi Ue, tanto piú che i membri non sono eletti ma designati? “Basta passare, poi …”, afferma Rinaldi: è nella linea del governo o è una sua opinione?
  • Ora si può solo dire che: 1) l’Ue-euro e suoi organi sono basati su «trattati» (da quello di Maastricht in poi) non giuridicamente né aggirabili né riformabili (se ne può stendere altri, ma questi o si accettano o si aboliscono), perciò il «cambiamento» (esportato «dal governo del cambiamento» italiano a livello dell’Ue) resta quantomeno opinabile; 2) il governo giallo-verde si è “impiccato” da sé ha quanto è scritto nel «contratto» di governo, si sta nell’Ue-euro (e nella Nato), tanto che le precedenti dure critiche (sia del M5S, sia della Lega) sono state andate nel dimenticatoio e Di Maio ha detto di “farsi tatuare” tale permanenza; 3) trattare, contrattare, ritrattare è accettare la (precedente) “logica” dell’«austerità», non superarla. Dunque? Al governo giallo-verde non c’è adesso alternativa (ogni alternativa non ha né numeri né chances, e ora sarebbe comunque un’affermazione della reazione), il che non deve significare, però, accettare la strettoia soffocante del o “sei contro”, dalla parte della reazione, o “sei a favore”, per tutto quanto e come sta facendo. Occorre vedere come operare in maniera fattiva, non solo contro la reazione (in ogni “variante”), ma anche per prospettare come spingere le “cose” oltre l’impasse (presente e gravante).
  • MM
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