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Ugo Boghetta, Global hypocrisy compact for globalization

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(https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/13931-ugo-boghetta-global-hypocrisy-compact-for-globalization.html?utm_source=newsletter_761&utm_medium=email&utm_campaign=newsletter-sinistrainrete). In sintesi.

La proposta del Global Compact for Migration ha scatenato in Italia la solita discussione fra ultras.

Il documento è impostato su 10 principi: validità dei diritti umani, uguaglianza di genere, attenzione all’infanzia, approccio governativo, patnership multistakeholder. Attraverso 23 obiettivi: dalla raccolta e utilizzo come base per le politiche alla riduzione dei fattori strutturali che costringono le persone a lasciare il loro paese d’origine, alla garanzia dell’identità legale e documentazione adeguata, al miglioramento di disponibilità e flessibilità dei percorsi, e di un lavoro dignitoso, salvando vite umane e organizzando sforzi internazionali coordinati, rafforzando la risposta transnazionale al traffico di migranti per combattere e sradicare la tratta di esseri umani; perciò bisogna gestire i confini in modo integrato, sicuro e coordinato, e cosí via. Va aggiunto che formalmente non si equiparano i rifugiati, tutelati da norme internazionali, ai migranti economici. Nè si lede la sovranità degli Stati. Tutto bene? Molti principi sono tautologici, dunque sospetti. Che significa la validità dei diritti umani? Se sono umani hanno i diritti previsti dalla carta dei diritti umani, donne e bambini compresi. Un numero di obiettivi è implicito nell’emigrazione regolare. Una parte degli obiettivi riguarda i paesi di arrivo: lavoro dignitoso, coesione sociale, servizi, etc. Obiettivi che si scontrano con le politiche di austerità e privatizzazione dei servizi per i cittadini autoctoni. Non se ne erano accorti?

Ci si pone il compito di «modellare la percezione dell’immigrazione». Sembra di sentire un “sinistro” italiano: i cittadini hanno la percezione sbagliata. Ma è sbagliata la percezione o la realtà in cui si vive? Se stai in un una periferia dove si sommano disagio dei locali e quello dei migranti, o abiti in un quartiere-bene? La percezione corretta è la famosa “dalla media del pollo”? Si parla di rimpatri e lotta ai trafficanti. In realtà, si nascondono gli intenti in un mare di belle parole. Ne è un esempio il Trattato di Maastricht. Letto astrattamente potrebbe non essere male. Si parla anche di occupazione, ma siamo arrivati all’austerità, al modello ordoliberista, agli interessi predominanti della Finanza, al pareggio di bilancio in Costituzione. Ma il trucco è svelato. Al punto 2 si legge: «ridurre al minimo i fattori negativi e i fattori strutturali che costringono le persone a lasciare il loro paese d’origine». Questi fattori si riducono al cambiamento climatico e la soluzione è lo sviluppo sostenibile? Nulla sulle cause delle politiche finanziarie dell’Occidente che strangolano i paesi, sull’impatto del modello consumista in queste realtà, sulle guerre fomentate da interessi occidentali e grandi potenze, sulla vendita di armi, sui genocidi che perpetrati su mandato di questa o quella potenza, questa o quella multinazionale. Silenzio omertoso. Ciò che rimane sarà l’emigrazione forzata, di massa, che impedirà qualsiasi emigrazione regolare. Una parte dei colpiti da queste tragedie sono rifugiati e li accogliamo con lacrime di coccodrillo come se i colpevoli non fossero le potenze occidentali, le multinazionali, la finanza! Ci fa piacere che il movimento dei Gilet gialli francesi abbia posto anche l’obiettivo di politicizzazione delle cause delle immigrazioni, per contrastare la naturalizzazione delle cause e l’occultamento dei colpevoli, ed evitare un’accoglienza pelosa.

Il Global Compact è ipocrita: un cavallo di Troia per perseguire la globalizzazione dei flussi. È un colpo di coda della globalizzazione. Dopo quella dei capitali e delle merci manca quella delle persone che si spostano secondo “la mano invisibile” del capitale. Lo stesso termine non dice da dove esci: emigrazione; e in quale paesi entri: immigrazione. Ciò di cui si parla concretamente è come tutelare l’immigrazione clandestina: come renderla “regolare” pur essendo clandestina. Immigrazione che sarà gestita dalla criminalità, dai poteri locali disseminati lungo il percorso e dalle Ong, che saranno fra i pricipali stakeholder della governance (l’inglese è d’obbligo). Governance che servirà a imporre direttive vincolanti ai singoli Stati. L’autonomia formale è tolta una volta firmato. Unione docet. Del resto l’Onu ha deciso di inviare in Italia un team di controllo sul razzismo. E se non c’è equiparazione tra migranti economici e rifugiati, l’unica legislazione vigente è quella che i rifugiati e, man mano, sarà usata come riferimento per tutti. Del resto sta scritto che rifugiati e migranti economici hanno «sfide e vulnerabilità comuni». Si tenderà a rendere naturale emigrare con il corollario del diritto a entrare in qualsiasi altro Stato: obiettivo no border. Il risultato: pressione continua nei paesi di accoglienza, aumento conflitti fra poveri, strumentalizzazione elettorale, crescita delle destre, passaggio dal disagio al razzismo. E l’origine è l’immigrazione irregolare: il primo diritto è quello a non dover emigrare. Il primo diritto è la sicurezza nei paesi a partire dai piú poveri. Il primo obiettivo è la sovranità e difesa dei popoli dai poteri finanziari, dalle multinazionali, dall’«aiutiamoli a casa loro»: prima li sfruttiamo poi diciamo di volerli aiutare. Una politica, quest’ultima condannata già da tempo dai leader africani che lottarono per l’indipendenza.

Il primo obiettivo è la lotta per la Liberazione. Il nemico è il medesimo per tutti i popoli, sia da dove parte l’emigrazione, sia dove c’è la reazione alla medesima. Il nemico è la globalizzazione. Il resto sono chiacchiere pericolose. Il Global Compact for Migration è dunque un documento della e per la globalizzazione. Non è accettabile.

FC

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