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FULL METAL MASTERCHEF E LO SFRUTTAMENTO POSTFORDISTA

Di Loris Caruso, (https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/14001-loris-caruso-full-metal-masterchef-e-lo-sfruttamento-postfordista.html?utm_source=newsletter_766&utm_medium=email&utm_campaign=newsletter-sinistrainrete). In sintesi. I media fanno quello che fanno e dicono quello che dicono per vendere e conquistare ascolti o diffondere ideologie? Sono imprese che vendono prodotti e cercano di massimizzare i profitti, o soprattutto organizzazioni ideologiche? E se sono tutte e due, in che relazione stanno le due cose tra loro? L’ideologia è al massimo quando non sembra ideologia. Come nei prodotti di puro entertainment. Cosí Masterchef, che è una delle trasmissioni piú popolari. È un talent show in cui, dopo selezioni di centinaia di persone, 20 aspiranti-chef si contendono per 2 mesi il titolo di Masterchef d’Italia, sotto 4 giudici Mega-Chef tra i piú grandi della cucina italiana (di cui il piú famoso è stato Cracco, idolatrato e temuto da tutti i concorrenti).

A ogni giudice il suo ruolo.  Tra i giudici c’è divisione dei compiti in questo Masterchef che è tutto sceneggiatura. C’era Cracco, c’è Barbieri, che ha un bel po’ di stelle Michelin e aveva aperto un ristorante a Londra, c’è Cannavacciuolo campione di spot pubblicitari di ogni tipo, infine il supermanager che dirige una catena mondiale di ristoranti e quindi sa come si fa business col food: è l’Archetipo della trasmissione, l’ha importata dagli Usa: Joe Bastianich. Masterchef è quindi una competizione. Chi vince il titolo ha 100.000 euro e notorietà. Ma il modo in cui la vittoria è descritta è molto di piú. Chi vince, vince il sogno: cambiare vita, diventare un altro, diventare se stesso. I concorrenti sono portati a dire che Masterchef è la possibilità di questo sogno. Questo sogno è messo nelle mani dei giudici, che valutano quanto il concorrente stia cercando di inseguirlo. Il sogno è entrare nello straordinario, diventare qualcuno. Accordo faustiano tra giudici e concorrenti: ti do la possibilità di entrare nello straordinario, assorbendo la grandezza che emana dagli chef e dalle telecamere; tu concorrente mi dai la possibilità di giudicarti e misurarti (e insultarti, deriderti) non solo per come cucini, ma per come sei, per la tua personalità, le tue mancanze, lo spirito imprenditoriale che stai o non stai acquisendo, e che consiste nel rischiare tutto per realizzare il sogno. Per vincere bisogna fare tre cose: competere, essere originali, essere obbedienti e adulanti coi capi-chef-giudici.

Lotta e concorrenza.  Bisogna essere agguerriti. Su questo i giudici insistono, dispensano consigli soprattutto in dispensa, da soli con uno dei concorrenti: « ho capito che quello è tuo amico, ma adesso puoi dargli un bel colpo», «sí ti è simpatica, ma devi pensare che è una concorrente », «sai cosa dice di te in realtà?», «quando ha potuto scegliere, ti ha messo in difficoltà», «sei qui per realizzare il tuo sogno e lui è uno dei piú forti, lo metterei in difficoltà». Insomma, esiste solo lotta e concorrenza. Bisogna mettere in difficoltà gli altri, ostacolo tra sé e il sogno. E se uno non riesce a essere cosí, è inadeguato, non può diventare uno Chef, nemmeno un sous-chef, perché un vero cuoco è un capo. I giudici aizzano la concorrenza tra i concorrenti, soprattutto quando tra loro sembra nascere qualche relazione personale o sentimento di comunità: va spezzato subito. E molti concorrenti sono intervistati in un confessionale alla Grande fratello, e dicono «sono venuto qui per vincere e vincerò», «arriverò al sogno». E i giudici giubilano quando i concorrenti dicono cosí.

Originalità.  Per chi ha confidenza con le riviste accademiche, è un’originalità simile quella richiesta a Masterchef: non uscire dal canone, ma spostare una virgola nel canone. Non inventarsi altro, ma fare lo stesso con una micro-variazione. Ogni piatto dev’essere unico, perché in questa originalità unicaspeciale si deve riflettere l’originalità unicaspeciale della persona che lo prepara. Se no, «non mi hai emozionato», «non mi hai raccontato la tua storia», dice il giudice. Ma cosa sono creatività e originalità? Cucinare come nei ristoranti stellati da 50 euro ad antipasto, come cucinano i giudici-chef, è il Canone a cui ci si deve avvicinare. Il massimo complimento è: «sembra un piatto di Cracco», «sembra un Barbieri», «c’è qualcosa del Cannavacciuolo», come fossero Opere.

Disciplina e gerarchia.  Per vincere: disciplina e gerarchia. Scoprire la propria autenticità è fondamentale. Ma intanto, testa bassa e pedalare: «va bene chef», «no, devi dire: sí, chef!», ««sí chef!», «Cosí va bene». O, con il piatto giudicato dal Giudice: «guardi chef, io volevo fare…», «pensi che non abbia capito cosa volevi fare?», «no chef, ma forse non ha colto…», «metti in dubbio quello che dico? Ho capito quello che volevi fare, ma il risultato fa schifo». Masterchef è un esercito di soldati semplici che devono obbedire ai generali.

Educare al lavoro creativo ma conformista.  Cosa sembra? Un’azienda contemporanea. Masterchef è un luogo di lavoro. Educa il concorrente, e attraverso lui lo spettatore, la gente comune a essere il lavoratore subordinato adeguato all’economia contemporanea. Non si chiede solo disciplina, routine, capacità di esecuzione. È educazione a lavoratori e cittadini subordinati dell’economia postfordista, dell’economia della conoscenza, del capitalismo digitale. Come si scrive nei manuali di management, nella nuova economia il lavoratore deve essere nel contempo originale e militarizzato, creativo e conformista, performante e «artista», competitivo e «capace di lavorare in team», superindividualizzato e comunitario, autonomo e sottomesso. Il lavoratore deve metterci «tutto se stesso», farvi convogliare sue emozioni e personalità, onde la merce veicoli emozioni, storie e simboli, come i giudici pretendono dal Piatto di Masterchef. Masterchef somiglia alle aziende dell’economia avanzata: è atelier+esercito, individualismo+mimetismo, differenza+appiattimento, creatività+gerarchia, autonomia+team, inseguimento del Sogno+affidamento del Sogno all’autorità del Capo. Per questo, Masterchef oltre che un prodotto per un pubblico ampio e “fidelizzarlo”, è soprattutto veicolo di ideologia.

FC

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