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La fabbricazione di Greta Thunberg ai fini del consenso: la politica economica del complesso industriale non-profit

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(testo integrale: http://vocidallestero.it/2019/03/16/la-fabbricazione-di-greta-thunberg-ai-fini-del-consenso-la-politica-economica-del-complesso-industriale-non-profit-atto-i/).

Indagine investigativa di Cory Morningstar sulla fabbricazione mediatica della ragazzina ambientalista con le trecce. Sintesi dell’inizio.

 

L’aspetto piú sgradevole delle manipolazioni del Complesso Industriale Non Profit è che riescono a convogliare sui loro obiettivi la buona volontà della gente, specialmente dei giovani. Si rivolgono a coloro a cui le istituzioni, al servizio della classe dominante, non hanno fornito le competenze e conoscenze necessarie per poter pensare veramente con la propria testa. Il capitalismo opera sistematicamente e strutturalmente come una gabbia per l’allevamento degli animali domestici. Le organizzazioni che elaborano progetti basati su falsi slogan umanisti allo scopo di sostenere la gerarchia del denaro e della violenza stanno rapidamente diventando gli elementi cruciali della gabbia invisibile del corporativismo, del colonialismo e del militarismo (Hiroyuki Hamada, artista).

 

La costruzione di Greta Thunberg ai fini del consenso.  Greta Thunberg, l’attuale bambina prodigio e volto del movimento giovanile per combattere i cambiamenti climatici, opera come consigliere speciale ed esperto sulle questioni giovanili per la fiorente start-up tecnologica mainstream We Do not Have Time.

 

Come puoi essere cosí facilmente ingannato da una semplice storia? Perché tu in realtà sei ingannato. Bene, tutto si riduce a una cosa fondamentale, che è l’investimento emotivo. Piú si è emotivamente coinvolti in qualcosa, meno critici e obiettivi si diventa» (David JP Phillips, Consiglio di amministrazione di Non abbiamo Tempo. «La Scienza Magica dello Storytelling»).

 

Non c’è piú tempo.  Citazione del giorno, un mantra collettivo per affrontare il disastro ambientale in corso. Un’ovvietà: è vero che non abbiamo tempo. Non c’è piú tempo per fermare le guerre imperialiste, il maggior contributo al cambiamento climatico e al degrado ambientale, eppure dobbiamo farlo. Impossibile sotto il peso schiacciante del sistema capitalistico, dell’economia di guerra degli Stati Uniti, della spinta crescente per la quarta rivoluzione industriale fondata sull’energia rinnovabile. Ma della cosiddetta rivoluzione dell’energia pulita non si dice mai che dipende totalmente dall’imperialismo “verde”, termine sinonimo di sangue. Né si parla di nuovi mercati finanziari mentre la crescita economica globale sperimenta la stagnazione. Questa la minaccia, e la risposta non riguardano il cambiamento climatico ma il crollo del sistema economico capitalista. Grandi le opportunità offerte dalla tematica del clima per una crescita senza precedenti e per grandi profitti, e le misure che le élites prenderanno a tal fine, compreso lo sfruttamento dei giovani.

Cosa vuol dire “non abbiamo tempo”? Il 20 agosto ’18 un tweet con una foto di «una ragazza svedese» seduta su un marciapiede è stata pubblicata dalla società We Don’t Have Time, fondata dal suo CEO Ingmar Rentzhog: «una ragazza di 15 anni davanti al Parlamento svedese fa sciopero a scuola per 3 settimane fino al giorno delle elezioni […]. Immaginate solo come deve sentirsi sola in questa foto. La gente non si ferma. Ognuno continua le proprie faccende come al solito. Ma è la verità. Non possiamo, e lei lo sa!». Prima esposizione mediatica.

Cinque persone erano ‘taggate’ in questo tweet sulla “ragazza solitaria” di Rentzhog : Greta Thunberg, Zero Hour (movimento giovanile), Jamie Margolin (il fondatore adolescente di Zero Hour), Climate Project Reality di Al Gore, e l’account twitter del clima People’s Climate Strike (stesso identico carattere ed estetica di 350.org). Di seguito: «Greta è diventata una campionessa del clima e ha cercato di influenzare le persone a lei piú vicine. Suo padre scrive articoli e tiene conferenze sulla crisi climatica, mentre sua madre, una famosa cantante d’opera svedese, ha smesso di volare. Tutto grazie a Greta». «E, chiaramente, lei ha intensificato il suo impegno, influenzando il dibattito nazionale sulla crisi climatica [?] due settimane prima delle elezioni. Non C’è Piú Tempo ha segnalato lo sciopero di Greta dal primo giorno e in meno di 24 ore i post sulla sua pagina Facebook e i tweet hanno ricevuto piú di 20.000 like, condivisioni e commenti. Non c’è voluto molto perché i media nazionali se ne occupassero. A partire dalla prima settimana dello sciopero, almeno sei tra i maggiori quotidiani, come anche la Tv nazionale svedese e danese, hanno intervistato Greta. Due leader politici svedesi si sono fermati a parlare con lei»[Enfasi]. «Sta succedendo qualcosa di grosso? Questa ragazzina ha subito trovato venti sostenitori che ora siedono accanto a lei. Questa ragazzina ha fatto notizia sui giornali nazionali e in Tv. Questa ragazzina ha ricevuto migliaia di messaggi di amore e sostegno sui social media … Movimenti giovanili, come #ThisIsZeroHour di Jaime Margolin che #WeDontHaveTime ha intervistato, sostengono con grande urgenza che gli adulti dovrebbero prestare attenzione a …»[Enfasi].

Sí, è accaduto e sta accadendo qualcosa di grosso: si chiama marketing e creazione del marchio. «La bambina ha trovato subito venti sostenitori», scrive una rete svedese per il business sostenibile. Quello che sta succedendo è il lancio di una campagna globale per produrre il consenso necessario all’Accordo di Parigi, il New Green Deal, e a tutte le politiche e regolamentazioni relative al clima scritte dall’élite al potere per l’élite al potere. Tutto quanto è necessario per sbloccare le migliaia di miliardi di dollari di finanziamenti sull’onda di un consenso pubblico di massa.

Tali accordi e politiche prevedono lo stoccaggio e la cattura del carbonio (CCS), il recupero avanzato del petrolio (EOR), la bioenergia con cattura e stoccaggio del carbonio (BECCS), la decarbonizzazione totale rapida, i pagamenti per i servizi ecosistemici (denominati “capitale naturale”), energia nucleare e fissione e una miriade di altre “soluzioni” ostili a un pianeta già devastato. Quello che sta succedendo è il riavvio di un’economia capitalista stagnante che ha bisogno di nuovi mercati, di una nuova crescita per salvare se stessa. Quello che si sta creando è un meccanismo per sbloccare circa 90.000 miliardi di dollari per nuovi investimenti e infrastrutture. Ciò che sta accadendo è l’investimento in quello che forse si può considerare il piú grande esperimento di cambiamento comportamentale mai tentato su scala globale. E quali sono gli aspetti determinanti dei comportamenti che la società globale dovrebbe rispettare? E, ancora piú importante, chi li decide? Questa è una domanda retorica quanto la risposta: gli stessi salvatori bianchi occidentali che hanno implementato a livello globale quel sistema economico capitalista che è stata la causa del nostro incubo ecologico planetario. Questa crisi continua senza sosta mentre le stesse persone si nominano (ancora una volta) salvatori di tutta l’umanità: un problema che ricorre da secoli.

Invito a leggere il complesso e il seguito dell’intervento al link indicato.

FC

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