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La sinistra inutile

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da: https://coniarerivolta.org/2019/04/10/la-sinistra-inutile/. In sintesi:

Intervistato da «Repubblica», il nuovo segretario della Cgil, Maurizio Landini, mette in campo le sue idee per uscire dalla crisi. E individua tutti i tasselli di una visione  completamente subordinata all’ideologia liberista, ponendo le basi perché la sinistra in Italia continui a essere completamente inutile ai lavoratori, se non dannosa. Il punto di vista di Landini sulla crisi si basa sulle due contraddizioni di fondo che hanno reso la sinistra italiana uno dei principali problemi dei lavoratori negli ultimi trent’anni: la negazione del conflitto di classe e l’adesione al progetto di integrazione Ue.

Lotta di classe, salario e crescita.  Si chiede a Landini come fare a invertire la rotta di un’economia in crisi, mentre «la disoccupazione cresce con la precarietà» e «i consumi sono fermi come gli investimenti». Un assist del giornalista, che permetterebbe al segretario della Cgil di individuare i nessi tra crisi e profonda redistribuzione del reddito dai salari ai profitti prodotta in Italia dagli anni ottanta. La riduzione dei salari impoverisce i lavoratori e colpisce l’economia: deprime la domanda interna, in primis i consumi, e porta con sé la recessione; un circolo vizioso per il paese ma virtuoso per i profitti, crescenti nell’austerità mentre precarizzazione del lavoro e ricatto della disoccupazione sottomettono i lavoratori. Ciò avrebbe consentito a Landini di connettere l’interpretazione della crisi con il compito fondamentale del sindacato: organizzare la lotta di classe in difesa dei salari: mostrare che maggiori diritti e migliori salari significano una società piú giusta e crescita economica e prosperità diffusa, a detrimento dei profitti di pochi. Il contrario del modello di sviluppo odierno basato sulla competitività internazionale e sulla deflazione salariale. E Landini risponde come neanche il miglior presidente di Confindustria: «occorre un piano straordinario di investimenti pubblici e privati». Ma perché ignorare i consumi? È così per i padroni, perché nella loro ideologia la crescita dipende dai risparmi, dal reddito non consumato, quindi minori i consumi, maggiori le risorse messe al servizio degli investimenti. È l’esaltazione della parsimonia, donde l’idea che i poveri lo siano perché spendaccioni. Di piú, c’è una lettura dell’economia funzionale a politiche precise: Confindustria spiega che il contenimento dei salari ha effetti positivi perché sacrifica i consumi e favorisce i profitti, consentendo alle imprese di investire. Perché lo dice anche il leader della Cgil?

Investimenti, con quali soldi?  È vero che gli investimenti pubblici sono una leva fondamentale della crescita, specie nelle fasi recessive. Perciò l’Ue è una gabbia, che impone vincoli incompatibili con qualsiasi rilancio degli investimenti, ed è cosí da trent’anni. Landini, che sciorina un’infinita sequela di spese possibili, dalla manutenzione del territorio alla mobilità, dalla rigenerazione delle aree urbane alle energie rinnovabili, poi la ricerca, la cultura. Però, dice l’intervistatore: «servono soldi, tanti soldi, dove trovarli?». Ecco la domanda. Il dibattito sull’Ue non è ideologico: l’Ue è un problema perché disegnata in modo da rendere impossibili piena occupazione, salari dignitosi e diritti dei lavoratori; una trappola per sottrarre agli Stati gli strumenti essenziali per governare l’economia, onde mantenere precarietà e disoccupazione sufficienti a tenere buoni i lavoratori, piegati sotto l’austerità. L’Ue impone il paradigma della scarsità delle risorse: non ci sono i soldi per fare ciò che vorremmo fare. Chi difende i lavoratori non può sbagliare: il crollo degli investimenti è frutto delle scelte politiche della gabbia Ue. Rompere la gabbia è l’unica via per rilanciare investimenti e occupazione. Ma Landini risponde: «serve una riforma fiscale degna di questo nome». Nessun riferimento ai vincoli Ue. Accetta il paradigma della scarsità delle risorse imposto dall’Ue e pensa che i soldi debbano essere sottratti a qualcuno: «i soldi si vanno a prendere lí dove sono», dice Landini, lasciando intravedere la patrimoniale, un’imposta sulla ricchezza. Certo, un’imposta sui grandi patrimoni e un piú equo sistema fiscale sarebbero un’ottima politica di progresso sociale. Ma nulla di tutto questo può essere fatto nell’Ue, nata per la libertà di movimento dei capitali e di fuga del capitale dalle tasse: nessuno nell’Ue azzarda una seria tassazione dei profitti, lasciando che il sistema fiscale gravi quasi interamente sul lavoro dipendente. I grandi capitali migrerebbero su conti esteri e le imprese trasferirebbero (forse Landini non conosce la storia della Fiat …) la sede fiscale in Irlanda, Olanda o uno dei paesi a fiscalità ultra-privilegiata nell’Est-Europa, come Ungheria o Estonia. Trovare risorse sufficienti a rilanciare gli investimenti aumentando le tasse non va: 1) significa accettare il principio del pareggio di bilancio, primo ostacolo alla ripresa dell’intervento pubblico, mentre senza spesa pubblica in deficit non può aversi alcun consistente aumento degli investimenti pubblici; 2) è impraticabile nella libera circolazione dei capitali imposta dall’Ue e fingere di non capire l’impraticabilità di un equo sistema fiscale nell’Ue significa aprire la strada all’ennesima patrimoniale sulle piccole proprietà (come Imu sulla prima casa o prelievo sui redditi dei lavoratori dipendenti che hanno stipendi non da fame). Landini costringe la strategia della sinistra nella compatibilità con l’Ue, condannando i lavoratori a un’altra stagione di sconfitte. Non solo: Landini apre, con altri sindacati confederali, alla collaborazione con Confindustria, improntata alla peggior retorica europeista. Cosí la sinistra in Italia continuerà a essere inutile ai lavoratori. Seguendo le proposte di Landini, il popolo della sinistra tornerà a schiantarsi contro il muro della storia. Perché la lotta di classe dall’alto verso il basso non si è fermata e anzi ha conseguito, grazie all’Ue, successi che i padroni non potevano neanche sognare quando c’erano un sindacato conflittuale e una sinistra di classe organizzata.

FC

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