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LA DEMOCRAZIA: CHE COSA NON È

Che cos’è la democrazia per “chi comanda” e per i media?

 

Ecco la democrazia: ogni tot anni “si va a votare” – e i capi-partito designano i candidati, i partiti fanno le campagne elettorali, dei «rappresentanti» vengono eletti. C’è il parlamento di designati-eletti (quello centrale, inoltre quelli regionali e locali) – dove poi “è affar loro: gioco delle maggioranze che reggono il governo e delle minoranze che pongono l’opposizione (quando la situazione è “normale”, perché negli ultimi anni i governi vengono fatti e disfatti “in conto proprio”, su «larghe» e «piccole intese» fra tutti, e con opposizioni per modo di dire). Intanto c’è la par condicio – cioè vi sono un po’ di “quelli” e un po’ di “quegli altri” nei dibattiti, “approfondimenti”, talk-show in tv.

 

Che cos’è la democrazia per la “gente”?

 

Nella testa della “gente” è inculcata l’idea che cosí “siamo in democrazia”. Il che significa: “tutte le opinioni vanno rispettate”; si sta sentire (piú o meno distrattamente) cosa dicono questo o quello (ma si è contenti quando qualche mestierante “gliene canta quattro” a “lorsignori”); ogni tanto “si va a votare” (quando è consentito: negli ultimi tempi anche il voto è detto un “disastro per il paese”). Per il resto, è scontato che “ci sono loro” («rappresentanti» e politici di professione) “a governare”, cioè a gestire il potere statale, decidere, fare o non fare “le cose”, e come pare a loro.

 

È questa la democrazia?

 

Le critiche a questo «stato di cose» sono abbastanza diffuse, piú o meno consapevoli, piú o meno inespresse o esplicite. E vengono attaccate, con il ritornello di «antipolitica», «populismo», fino a «eversione», «sovversione». E le parole sono importanti, perché servono a “mettere in forma” il pensiero. Perciò bisogna capire che cosa si vuole indicare, suscitare, indurre con queste parole.

 

  • Rimbombare con l’«antipolitica» significa voler relegare chi è contro questa politica nella schiera di chi è contro ogni politica – per dare a intendere che, chi è contro, sarebbe “contro la democrazia”.
  • Martellare con il «populismo» (proseguendo nell’ormai antica falsificazione del termine), significa solo voler discreditare chi rileva e afferma che il popolo è costretto nella condizione di sudditi da comandare e spremere – per dare a intendere che chi è «populista» sarebbe “contro la democrazia”.
  • Ripetere che è «eversione» e «sovversione» puntare a un “sistema” diverso dalla (cosiddetta) democrazia vigente e dalla politica (detta) democratica attuale, significa solo voler affermare che questo è il solo “sistema” valido e questa è la sola politica possibile – per dare a intendere che chi è contro, e vuole tutt’altro, sarebbe “contro la democrazia”.

 

Sono inganni assodati, vecchi imbrogli, tradotti nelle parole indicate. La (cosiddetta) democrazia vigente non è altro che il sistemaliberale .

Questo “sistema”, certo, è migliore dei regimi dittatoriali, autoritari, militar-burocratici, teocratici, dove non c’è solo qualche «plebiscito» di tanto in tanto, a voto controllato e consenso costretto, dove il potere statale è esplicitamente di un “capo” con il suo gruppo e i suoi seguiti, dove sono estese oppressione e repressione, e le libertà civili sono incerte, quando non inesistenti – e infatti nei paesi di tali regimi si determina la spinta alla «liberalizzazione» (se del caso e dove possibile, anche utilizzata da potenze estere per suscitare rivolte e/o attuare «interventi»).

Ma, dove il “sistema” liberale si è affermato da tempo – da noi, nei paesi (detti) «avanzati» –, per affermare e preservare il potere (politico, economico, sociale) dell’insieme dei «dominanti», si punta ad avere e controllare il consenso della popolazione. Perciò la relega nei «diritti» civili del liberalismo, mentre dà via libera (relativamente) a dibattiti, tendenze e anche critiche varie, prevede l’attività politica organizzata e professionale, etc., le procedure di elezione di «rappresentanti» per parlamento e governo, il bilanciamento dei poteri dello Stato (esecutivo, legislativo, giudiziario – ma questa è una balla: il governo non “esegue” le leggi fatte dal parlamento, le emette e le fa approvare; l’attività parlamentare è di adesione al governo o di opposizione, ma sempre “nei limiti”; l’attività della magistratura si intreccia con gestione governativa e lotte interne fra fazioni e frazioni della «classe politica» e “gruppi” dell’oligarchia). E tale “sistema” comporta, ribadisce e perpetua che:

 

  • vi sia la «classe politica» (politici di professione e aspiranti tali), articolata in diverse fazioni e frazioni, collegate ai diversi “gruppi” dell’oligarchia economica e sociale, i «pochi», rispetto alla popolazione, che comandano sul piano economico e hanno la preminenza sul piano sociale – chi sono? Quel meno del 10% della popolazione che detiene il 50% delle risorse e ricchezze del paese, lasciando a spartirsi il resto il piú del 90% dei restanti (socialmente stratificati, segmentati, polverizzati); e sono, in particolare, quel 4% che, da sé solo, detiene il 36% delle risorse e ricchezze.
  • Vi sia lo Stato, gestito dalla «classe politica», articolato in gestione centrale e quelle regionali e locali, e strutturato in apparati burocratici (ministeri, enti, corpi separati) e su forze militari organizzate (monopolio della violenza, a uso interno ed esterno), e che imponga (almeno all’interno, per quanto riguarda l’Italia) il comando proprio e dell’oligarchia dominante (di cui è componente la stessa «classe politica», e di cui fa parte anche l’alta burocrazia statale, oltre ai potentati e menager «privati») sul popolo, sulla società, sul paese.
  • Vi sia l’economia vigente, fondata sulla ricchezza astratta che mira solo ad accrescersi, la cui proprietà-possesso-controllo è in mano a pochi (appunto, l’oligarchia, «privata» e statale), e che questa venga sostenuta, supportata a ogni costo e imposta come unica possibile – ed è questa l’altra “gamba” dello «stato di cose presente», insieme a quella costituita dallo Stato stesso.
  • Vi siano i partiti, che fanno capo alle diverse fazioni della «classe politica» stessa, connesse ai diversi “gruppi” dell’oligarchia, servono a cooptare “addetti”, a sostenere le cordate di interessi e interessati, le schiere di persone “in lista d’attesa”, a condurre l’accaparramento spartitorio di cariche e prebende, a tenere insieme tifosi, fans, illusi, e a servirsene per avere consensi e voti.
  • Vi sia un sempre maggiore ruolo dei media (stampa e tv, ormai molto integrate, con tanto di “conduttori”, “esperti”, opinionisti, “comunicatori”, etc.), i quali, se pur si differenziano nella connessione a questo o quel comparto della «classe politica» e partito al seguito, si compongono, nel loro insieme, nella funzione di condizionare e manipolare la testa della “gente”.

 

No, non c’è nessuna democrazia

 

C’è solo un “sistema” che, si maschera da «democrazia», riconoscendo la «sovranità popolare» che si esprimerebbe con il «suffragio universale». E precisamente questo è l’imbroglio, la truffa, l’estorsione: nel momento stesso in cui la «sovranità popolare» si traduce nel voto, il popolo viene espropriato della (proclamata, a chiacchiere) «sovranità», che passa subito ai «rappresentanti», che ne vengono “rivestiti” («delegati») – ossia alla «classe politica» con partiti al seguito, ossia alle istituzioni statali, ossia allo Stato.

No, c’è solo un “sistema” che, la tramite la struttura organizzata dello Stato, con tanto delle «procedure elettive», e la struttura economica, e l’insieme dei media, e il controllo sulla cultura, afferma, mantiene ed estende – in maniera piú efficace delle dittature – il potere di “chi ce l’ha”: al di là dei singoli personaggi, i quali in parte escono dal gioco, in parte restano, in parte variano con new entry, ma in quanto classi, strati, ceti, «dominanti» sul popolo e sul paese.

 

Si spaccia per democrazia la forma moderna del regime oligarchico.

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