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Nea Polis

SCENARIO INTERNAZIONALE

E SCELTE DELL’ITALIA

 

Le recenti vicende della Striscia di Gaza sembrano dimenticate dalla cosiddetta informazione: né media, né politici ne parlano piú. Ma qual è oggi la situazione? Cumuli di macerie, decine di migliaia di persone senza tetto, miseria, desolazione, mancanza di lavoro. C’è chi cerca una via d’uscita, riparando all’estero con mezzi di fortuna, e chi rimane, per non darla vinta a Israele.

La causa scatenante delle ostilità? Tempo fa Manlio Dinucci sul «manifesto» informava della scoperta – in un passato relativamente recente – di giacimenti di gas nelle acque al largo della costa palestinese. La scoperta avrebbe scatenato le mire di Israele ad accaparrarsi a prezzi stracciati il combustibile, che, vista l’indisponibilità dei legittimi proprietari ad accondiscendere, avrebbe trovato un pretesto per lanciare l’offensiva: le occasioni non sono mancate. Il citato Dinucci osserva anche come, però, concomitante alla crisi nella Striscia, fossero iniziate in Ucraina forti tensioni – suscitate in primo luogo dagli Usa – tra Kiev, che ambiva a stringere rapporti con l’Occidente, e le regioni orientali del paese, legate invece alla Russia. Via via che la crisi in Ucraina si acuiva, fino a diventare preoccupante per il probabile coinvolgimento di altri paesi e minacciava di trasformarsi in un duro confronto internazionale tra Ovest ed Est – visto il coinvolgimento della Russia, chiamata in causa dalle popolazioni dell’Ucraina orientale russofona –, si è cercato di mettere il silenziatore sulla vicenda, passandola in secondo piano. Obiettivo centrato doppiamente: del gas palestinese nessuna notizia è trapelata dai media, e l’Ucraina è andata in primo piano. Certo, l’informazione non brilla per esaustività, rigore, aderenza ai fatti, su nessuna delle due vicende.

Per tornare alla Palestina, tutti i media – tutti: tranne «il manifesto» – si sono adoperati con zelo per dissimulare la realtà delle cose: nel migliore dei casi, le responsabilità sono state “equamente” attribuite a ciascuna delle due parti, senza tenere conto né di chi fosse l’oppressore e chi l’oppresso, né dell’enorme differenza della potenza militare dispiegata. E quando si sono alzate voci di dissenso, c’è stata una levata di scudi da tutte le parti, anche se si trattava solo di qualche cauta obiezione all’“analisi” proposta. Ignorate tutte le voci “fuori dal coro”, dallo stesso Israele, tra cui noti scrittori, un rabbino e cittadini di religione ebraica, che dichiaravano di non condividere le scelte dei loro governanti. Perfino dalle file dell’esercito si era levata qualche presa di distanza, ancorché da parte di semplici soldati che, forse, hanno rischiato, con quelle esternazioni. Ma nell’Occidente «libero» e «democratico» non ne è pressoché circolata notizia.

Come mai? L’asservimento autocompiaciuto alla politica imperiale Usa non basta a spiegare tale atteggiamento. C’è, ovviamente, chi avrebbe avuto molto, o qualcosa, da perdere a distinguersi, in vantaggi e ruolo acquisiti. C’è la “gente comune” istupidita da un’informazione-spazzatura infarcita di falsificazioni, distorsioni e omissioni, e di mezze verità, ancora piú deleterie delle menzogne. Ma non basta: e i cosiddetti, sedicenti, “intellettuali” nostrani? Hanno tutti qualcosa da perdere a manifestare qualche divergenza dalla vulgata? O non è, piuttosto, che il bisogno di omologazione è entrato in tutti gli ambienti e comparti della società? Dà sicurezza sentirsi uguali agli altri e, quel che conta ancora di piú, tale atteggiamento è «politicamente corretto». Non sta bene fare il «bastian contrario», è sconveniente, inopportuno, talora volgare. Bisogna presentarsi “con il vestito buono”, quello della domenica. Insomma, un neo-perbenismo (da voltastomaco) è diventato un nodo politico anche in settori della popolazione che, per collocazione, ci si aspetterebbe ne fossero un po’ piú immuni.

È dunque fondamentale contrastare questa deriva, per quanto si può: almeno sforzandosi di capire come va il mondo, senza farsi ottundere da luoghi comuni e falsità propinati ogni giorno. Non tanto e non solo per dovere civico, né per corretta esigenza di tenersi informati, ma, semplicemente, per stabilire se vogliamo vivere nella fase storica attuale come soggetti consapevoli o no: se vogliamo, cioè, essere in qualche modo attori, o solo passivi spettatori della nostra esistenza.