Nea Polis

GIOCO E POSTA IN GIOCO

Senza fraintendere la metafora: c’è poco di ludico, divertente per noi – c’è divertimento, forse, per gli dèi, che, beati nei loro intermundia, non possono niente contro la stupidità umana e ridono delle dissennate sciagure procuratesi dagli umani stessi.

Dalla «superficie degli eventi», in imis, per sintesi estreme (argomentare occuperebbe troppo spazio) e senza appellativi dispregiativi (esaurito il repertorio a chi scrive). Qual è il «gioco»? Si dice «dittatura sanitaria». Vero, ma non basta: è l’applicazione, nel mondo, del “colpo” scatenato dalle élites globaliste, con gli «organismi internazionali» e gli Stati da esse controllati e/o permeati – in cui si è inserita anche la Cina per fini di espansione mondiale –, utilizzando la “chiave” sanitaria. Il «gioco» è attuare – è stato esplicitato (v. Forum di Davos) –, il Great Reset, il riassetto globale.

Ma cosa sono le élites? Sono definite (dagli ostili) diaboliche, massoniche, sataniste, cabala, cupola, etc. Il che le connota,non denota adeguatamente. Queste “entità” (con denominazioni collettive o personali) – Bilderberg, Trilateral, Gruppo dei Trenta, Rockfeller, Rotschild, Goldman Sachs, Soros, Bill Gates, e altre centrali ancora, con intrecci reciproci (né prive di attriti fra loro) – che sono? Risposta: lo 0,001% della popolazione mondiale, in cui si incarna” – perché il capitalista è l’“incarnazione” del capitale, non viceversa – l’iper-centralizzazione/concentrazione del capitale su scala globale, che avvolge, intride e comanda le stesse corporation transnazionali e multinazionali. È il punto di approdo del dispiegamento del capitalismo, tramite le sue fasi successive, dalla libera concorrenza agli oligopoli e monopoli, dal capitalismo di Stato alle multinazionali e transnazionali, e al seguente scatenamento del capitale «senza ostacoli»: insomma, dall’articolazione del ciclo produzione-circolazione-denaro al pieno dominio del versante finanziario, seguendo il “motore” del capitale, la «crescita» infinita e indefinita – che è il massimo profitto, ossia la «valorizzazione del valore», cioè l’accumulazione del capitale accumulato –, ma portando con sé l’organica crisi, cioè l’impossibilità di continuare ad accumulare il capitale allo stesso “ritmo” proseguito, data la stessa massa del capitale già accumulato. Il finaledispiegamento del capitale, tornato al pieno liberalismo economico (detto «neoliberismo») dagli anni ottanta del Novecento, volto al profitto comunque e dovunque, distruttivo degli assetti precedenti nella sua iper-centralizzazione/concentrazione, si unisce alla sua permanente condizione critica, sboccata, attraverso il seguito di bolle speculative e nonostante l’immenso indebitamento degli Stati, nella crisi del 2007-8: da cui non è piú uscito.

Donde vie forzose: business stramiliardario, avviato con l’“operazione Greta”, del «cambiamento climatico»-«riscaldamento globale»-Green Economy, stravolgendo ogni ecologismo e ambientalismo; business, aperto e sotteso, con stravolgimento degli assetti mondiali, dei flussi migratori; business stramiliardario della «digitalizzazione», “metastasi” dell’informatica in tutti i campi, comunicazione e amministrazione, produzione e circolazione, condizioni di esistenza e rapporti umani; business stramiliardario della sanità/farmaceutica con la Big Pharma, strumentalizzando paradigma e vulgata (pur predisposti a tale uso) della medicina “ufficiale. Ma non basta, ed ecco il «gioco»: occorre unire tutti i pianicombinare i tre assi del modo di produzione – capitale, Stato, tecnologia – giungendo a un dominio assestato, stringervi tutto il mondo e costringerlo ad adeguarsiModo: macchinare, appunto, la pandemia (politica, giudiziaria, sanitaria, mediatica, repressiva) per sussumervi le popolazioni e imporre “tutto”, con lo «stato di emergenza» infinito. Fine: il “prima” in tabula rasa, con la generale e capillare subordinazione dei popoli, nell’attuazione del sogno del capitale, il gettito di profitto automatico, regolandone flussi di entrata-uscita e accumuli. Perciò occorre che «organismi sovranazionali» e Stati assumano questi imperativi – il capitale (che è il rapporto di produzione per cui proprietà, possesso, controllo dei mezzi e modi produttivi espropriano, escludono e sussumono la gran massa della popolazione) non può esistere senza lo Stato (che riconosce e fa proprio tale rapporto e i suoi imperativi) –, donde il “colpo” globale e la sua assunzione da «organismi» quali l’Ue, l’Oms, e da vari Stati, con “intensità” in Italia (data la collocazione geo-strategica, cerniera con l’Europa e al centro di quel crocevia mondiale che è il Mediterraneo) – dov’è volto alla completa “evaporazione” (svendita-acquisizione da “altrui”, chiusura, esclusione, desertificazione) di ogni autonomia indipendente del paese, e della sua stessa realtà, facendone una dependance geografica delle potenze elitarie, con lo Stato “nostrale” quale loro interno “ufficio di gestione”.

Ed ecco la «posta in gioco»: cassare lo stesso liberalismo, mettere in “non cale” le Costituzioni (dette) liberal-democratiche, con diritti e garanzie sanciti, e le modalità del sistema elettivo-rappresentativo di una qualche composizione di istanze e problemi, porre tutti i cittadini (ridotti a “ex”) in piena subordinazione alla priorità dell’economico-capitalistico sotto il primato del politico-statuale, nella tecnologia scatenata. In base a tale fusione senza confusione (di ruoli e funzioni), realizzare manipolazione e controllo globali: uso dei media (a livelli sempre piú decerebranti) e alienazione “digitale”, con forsennata applicazione dell’informatica (fino al microchip o nanoparticelle inoculate, e al “no-contante”); snaturamento dell’istruzione (ripetitività di dogmatica «corretta», eliminazione di ogni analisi critica, annullamento del passato e quindi anche del futuro); «atomizzazione» di tutti e degenerazione dei popoli (annientandone socialità, storicità, cultura, la stessa antropicità), nella loro riduzione e sostituzione (in un magma informe con l’immigrazione); “ammalamento” permanente (dalla meccanizzazione di analisi e «telemedicina», ai «protocolli» medici errati e letali, all’inoculazione di farmaci genici, all’aggravamento elettromagnetico: 5G e oltre) e assillo sanitario costante; comando sulla vita, e sulla sua durata, per tutti e ognuno. È il regime totalitario mondialedistopia senza limiti – con cabala, cupola, satanisti, si coglie che è il male totale.

L’iper-capitalismo vincerà la «posta»? Conta sulla determinazione delle élites e loro agenti, con accoliti e collaborazionisti, a procedere nell’occupazione politico-sanitario-giudiziaria-mediatica, e repressiva – essenziale è proprio la messa in opera delle forze armate a uso interno – di interi paesi.

Ma niente “cammina” senza il suo opposto e contrario. Il sogno distopico dell’iper-capitalismo non darà l’agognato flusso di profitto automatico, infinito e indefinito. Perché è impossibile: il profitto è valore in piú, prodotto dal lavoro vivo (che riproduce il valore accumulato nella produzione e lo accresce), non dalle macchine (anche se “digitalizzate”, anche se robot), però le linee su cui avanza l’iper-capitalismo, mentre “precarizzano” e “strizzano” (dal piano normativo e retributivo a quello numerico) il lavoro vivo, lo riducono drasticamente (dal crollo di assetti precedenti, dopo averli “spremuti”, alla «digitalizzazione»-robotizzazione) – creando masse di esclusi, succubi a ogni strumentalizzazione e ridotti alla sussistenza (finché viene “graziosamente“ elargita). L’iper-capitalismo ha superato i limiti del modo di produzione, taglia l’albero su cui è seduto: il che, insieme all’assurda «crescita» infinita e indefinita, le “incarnazioni” del capitale, con loro apologeti e mentori, non lo concepiscono razionalmente. Ma il profitto è nel contempo espressione e maschera del Wille zur Macht, donde la volontà di dominio: però nel non-razionalistico “si sa”, e tale «coscienza infelice», presente-assente, permea il delirio di potenza stabile delle élites. Che perciò non si arresteranno, pur schiacciando l’umanità e avviandola verso una degenerata estinzione: pereat mundus dum imperium nobis fiat. Si vedano gli esiti in corso, che, nella devastazione/distruzione del precedente status e nell’oppressione generalizzata, producono solo dissesti, contrasti, conflitti, spingendo verso un caos di miseria e sangue. No: non si fermeranno – se non vengono fermate.

Per questo il “colpo” scatenato non è affatto assunto da tutti gli Stati: la Russia è fuori e contro, e cosí la Bielorussia, e il Brasile, e il Messico, e l’India – altri Stati ancora non danno un’adesione piena, mentre la Cina, avendo già il totale controllo interno, porta avanti i propri interessi espansivi. Dov’è assunto il “colpo”? Negli Usa, non però in tutti gli States(circa 22 hanno rotto con tale piano, e in Texas e in Florida si sostiene l’opposto delle “misure emergenziali”), in Israele ferocemente, in Canada, negli Stati dell’Ue (ma non appieno in tutti), in Italia con forza (per quanto detto), mentre Stati subalterni lo mettono in discussione, e in Africa si è poco esteso.

Solo una ridotta parte del mondo – una parte dell’«Occidente» – assume il “colpo”, nei paesi dove non tanto il Deep State, quanto lo State, lo Stato (inteso come establishment: presidenza, governo, parlamento, partiti, magistratura, sanità, forze repressive – in prima linea i media), intende ricoprire il ruolo di “partenariato” e “sede” dell’iper-capitalismo. Gli Stati “non-aderenti” intendono avere il capitalismo non nell’iper-stadio attuale, ma decidere se, dove, come, quando e quanto trattare i “filoni” indicati e altri, perché vogliono un capitalismo sotto controllo, non l’eliminazione di fasi, assetti e condizioni precedenti – mentre non mancano le opposizioni negli stessi paesi in cui il “colpo” è in atto. Intanto, il golpedelle élites, conduzione di una guerra mondiale di nuovo tipo, si intreccia con le contraddizioni geo-politiche/strategiche che avvolgono il mondo, in cui la volontà di un rinnovato monocentrismo (di quella parte dell’«Occidente» che si pone come “loco” delle élites e punta a un’“accoppiato” imperio mondiale) si scontra con le spinte e forze, e gli Stati, del multipolarismo (ancipite è il ruolo della Cina), intrecciandosi e combinandosi con i bagliori di guerra “consueta”, che si traducono nella guerra guerreggiata che incombe o si accende in vari “teatri”.

Il contrasto al golpe delle élites si leva, nella parte dell’«Occidente» “aderente” e anche in Italia, tuttavia permane la carenza di comprensione complessiva del “colpo” in atto (al di là di quella di pur importanti suoi versanti e componenti) da parte di chi vi si oppone – esempio centrale: non è ancora ben chiara l’inesistenza della pandemia come reale, per cui si oscilla fra la messa in discussione della pericolosità effettiva del «terribile virus» e la critica delle modalità con cui è stata ed è gestita la «lotta al virus», e si attaccano i vaccini in quanto «pseudo» (farmaci genici a cui fare da cavie, con «reazioni avverse» – note quelle immediate, individuabili quelle future –, e «non sperimentati»: ma non sono neanche sperimentabili). Ne consegue (parliamo del nostro paese) il carattere franto e sparso dell’opposizione – ossia della spontaneità reattiva, a cui vanno ascritti non solo comparti della popolazione, ma anche gli stessi gruppi e “centri” piú organizzati. Non entriamo a fondo sulle linee su cui la spontaneità si muove, basti citarle: dalla rivendicazione del ripristino delle “condizioni normali” (ma proprio queste sono saltate: dalle mascherine ai tamponi inaffidabili, ai no-assembramenti, ai coprifuoco, alle vessatorie «zone», all’obbligo vaccinale per gli operatori sanitari, con scudo penale per case farmaceutiche e vaccinatori, al Greenpass, etc.) a quella del rispetto della Costituzione e dei codici internazionali, da Norimberga a Oviedo (ma proprio questa e questi sono stati “archiviati”); dalla «disobbedienza civile» delle “misure”, però colpita dalle forze repressive, alle azioni legali (ma il “grosso” della magistratura, al di là di cassare una serie di multe, la cui erogazione mantiene tuttavia il ruolo vessatorio, è “allineato”, andando dal silenzio alla complicità, fino all’“azzegarbuglismo” giustificatorio); dalle manifestazioni pubbliche (sempre contrastate) all’«arma del voto» (ma resta rinviato e rinviabile dal potere centrale, nonché manipolato e manipolabile). Tutte azioni giuste, e nel contempo con una serie di impasse – nel contesto non mancano le comprensibili auto-consolazioni: esteri “redentori” in arrivo, “interventi divini”, “la giustizia non mancherà”, “amore universale”, fino all’idea che “loro stanno già crollando”.

Bisogna invece capire: il «gioco» dell’opposizione è colpire, erodere, sgretolare il «gioco» delle élites – perciò, per gli oppositori, è comunque da sostenere tutta la spontaneità reattiva – e la «posta in gioco» dell’opposizione è di impedire l’affermarsi della «posta in gioco» delle élites. Ma l’iper-capitalismo costituisce il culmine del dispiegamento capitalistico, e vuole imporsi. E se, nel «gioco» che ha lanciato, perde la «posta», è questo dispiegamento “sballante” del modo di produzione che è bloccatocolpitoaffondato. E, se cosí sarà, la «normalità» consueta non sarà piú tale, ma migliore, e diversa perché vi sarà dissolto il gravame delle élites – anche se certe loro macchinazioni proseguiranno. Questa è la grandeepocalestorica «posta in gioco» per lopposizione.

E dunque? In tale prospettiva, oltre a individuare le forme efficaci di lotta, pensando anche alla costruzione di rapporti internazionali (non globalisti…), c’è tanto, per il postea, da trattare. Solo titoli: riprendere una produzione controllata in un’autonomia riconquistata; riaffermare il sociale “strizzato” fra politico-statuale ed economico-capitalistico; socializzare il potere (una politéia democratica: la Costituzione è insufficiente – e no al decisionismo accentrato e sí al controllo sulle forze armate) e impedire che ogni partei diventi una lobby; sussumere la tecnologia e limitarne l’eccesso (il «progresso» non è neutro, ma “messo in forma” dai dominanti); ricostruire la cultura (ora distrutta – e riportare i media a mezzi di “altro”) e la scienza (ridotta a strumentale scientismo), e soprattutto rivitalizzare la civiltà (colpita da profondi vulnera) – e molto ancora.

Ci limitiamo a dire, qui, che la chiarezza teorica è fondante – senza teoria adeguata non c’è movimento adeguato (consapevole e attrezzato allo scopo). E rimettiamo le considerazioni – analitiche, politiche, pratiche – alla discussione fra gli interessati: per trarne le conseguenze dovute. E di piú: per farsi trarre dalle conseguenze tratte.

Lascio un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: