Nea Polis

OPERAZIONE CORONAVIRUS

Prima notizia: dice l’Oms (ben intrecciata con Big Pharma) che “il virus si trasmette nell’aria”. C’è un diabolico esserino che sviaggia con mini-alucce tipo zanzara in cerca di vittime? Ma ciò che chiamiamo virus è un miliardesimo di micron, minimo rispetto al già microbico batterio, è di componenti di materiale genetico, in sé inerte: deve essere trasportato da un vettore. Come invade l’aria? Il messaggio è: “non siete sicuri né all’aperto né in casa”, dunque, obbedienti, e maschere, guanti, tute – meglio scafandri, magari con bombola di ossigeno … Si fa credere a tutti di dover essere come i chirurghi in sala operatoria, con tute, maschere e guanti a impedire che dal loro fiato e mani possa provenire qualche infezione al paziente, o che provenga a loro dal paziente stesso: poi guanti, maschere e tute vanno subito allo smaltimento. Ma se si dice che un virus sia fermato da una mascherina, comunque sia fatta, si dà a credere che un’inferriata blocchi i moscerini: la mascherina può ostacolare gocce di respiro e saliva che contengano virus, e se qualcuno viene a starnutirti, tossirti e scaracchiarti sul muso, e anche in tal caso va subito gettata, perché repleta. Ciò vale sia per il «contagiato», che riempie la mascherina in pochi minuti – dovrebbe averne con sé una scorta, e bidone di smaltimento –, sia per i guanti, che accumulano tutto quanto, e impediscono l’azione naturale dei microfagi di pelle e mani, sia per i continui lavacri antisettici. E infatti – «prova del 9» di burbanzosa pochezza (anche mentale) –, il “governatore” della Lombardia ha deciso “mascherine a tutti”, e lo stesso macchina quello della Toscana, mentre si vocifera di “tamponi in massa”: ma tali “tamponi” sono pressoché inaffidabili …

Seconda notizia: il governo si dota di «scudo », ossia operatori sanitari e gestori politici e amministrativi dello «stato di emergenza» sono coperti da «immunità penale» per quanto fanno. Al di là dello stucchevole coro di lodi agli «eroi» – medici, infermieri, forze dell’ordine –, e alle “misure” del governo-Giuseppi che avrebbero fatto dell’Italia «il modello che tutto il mondo ci invidia» (non evoca «l’uomo che tutto il mondo ci invidia»?), questa “gente” sa che i decreti violano garanzie e diritti costituzionali (né la Costituzione prevede lo «stato di emergenza», solo quello «di guerra»), che dare mano libera a presidenti di Regione (detti “governatori” per ruffianesimo) e sindaci per aggravare le misure – con l’idea della tracciatura di cellulari e phone, e perfino l’uso di droni (per ora, il capo della polizia l’ha impedito …) onde bloccare ogni spostamento – è illegale, e che lo è il fioccare di multe e denunce, addirittura penali, che gli addetti alla sanità non si sa che cosa facciano e come, che le forze dell’ordine sono vessatorie, perciò … governo & “attuatori” si auto-tutelano da azioni giudiziarie – il che è tipico di regime.

È il regime dello «stato di emergenza», sotto il governo-Giuseppi, attuando una vera e propria ingegneria sociale (mutamento forzoso di visione, attitudini, modi di vita) – come ha colto subito, e glene va dato atto, l’amico Fulvio Grimaldi. E c’è l’accordo di tutta la pseudo-opposizione (vedi in tv il «trio Lescano» di Salvini, Meloni, Tajani, con “doverosa” mascherina, e lo sconcio di Salvini a fare in tv la preghierina con la D’Urso …), che si distingue dal governo nello sbraitare: “misure ancora piú rigide”. Il regime, a media unificati (tv e stampa) con permanenti “specialisti” e operatori sanitari pro (escludendo ogni scienziato critico), interviste ai morituri attaccati al respiratore, file di bare esposte (c’erano anche quelle dei migranti affogati: un errore?) e portate dai militari alla cremazione – si è fatto e imposto. Ed è seguito da (pare) oltre il 90% degli italiani: città a piazze e strade deserte, tutto chiuso (cinema e musei, ristoranti e bar, negozi di ogni tipo, esclusi i tabaccai, per non dire delle aziende chiuse, sempre di piú e nel campo dell’alimentazione), code infinite di persone, per lo piú con mascherina, per accedere ai supermercati (distanze da 1 m arrivate a 2) e carrellate di acquisti (è vietato l’acquisto di carta e pennarelli, e balocchi per i bambini, nonché di scarpe vestiti: «beni non essenziali»?!), dagli addetti, dotati di mascherina e guanti. Per il resto, “state a casa!”, fuori solo per motivi medici, spesa, cane, passeggiatina intorno casa, o «estrema necessità» (quale? Ad libitum di chi ti fermi). E non mancano i “volontari”, che scrutano per denunciare qualche “trasgressore” … Ma, hastag «io sto a casa» – con ulteriori patologie, psichiche e non solo – e slogan «uniti vinceremo» – come? Tutti isolati e disuniti abbiamo già perso –, e “poi” … ci sarà «la cura o il vaccino», dice Speranza, con cui davvero non c’è speranza, perché le cure sono quelle attuali, con ventilatori e con capocchieschi farmaci immunodepresssori (cosí in Toscana) o da Hiv (?!), mentre il coronavirus è già presente e individuato da tempo, è mutageno (diverse successive “varianti”), è già in circa la metà degli italiani, dato che è quello stesso del raffreddore, lo stesso di precedenti «influenze» (questa è un’influenza Sars), e non c’è «immunità» al raffreddore, come non c’era con il vaccino anti-Sars, e insistere sul “troviamo il vaccino” non ha senso. Ma, si dice, “vinto il coronavirus”, andremo a «magnifiche sorti e progressive» – come no! Con il paese chiuso e un deficit produttivo di circa € 100 miliardi al mese.

Se «la paura fa 90» – uccide il pensiero –, il panico fa 360 – induce alla demenza. E il panico è l’arma utilizzata per imporre il regime. Solo qualcuno non cede, e continua a vedere e pensare: 1) come, non si muore piú di patologie cardiovascolari, ischemiche, polmonari, diabetiche, nefritiche, oncologiche, etc., di infezioni in ospedale e «influenze» annuali, nemmeno di «malasanità», ma solo del diabolico virus? Infatti, si hanno terapie intensive replete, con cure solo affermate tali, ma questo soltanto in alcuni luoghi, mentre altri reparti sono mezzi vuoti o vuoti. E i numeri di «contagiati», deceduti, guariti, salgono e scendono, ma tutti di coronavirus – ci danno proprio i numeri. 2) I dati dell’Istituto superiore della sanità attestano, per esempio il 31.03.2020, che, nel numero di decessi comunicati, quelli attributi al solo coronavirus erano lo … 0%. E, in precedenza, tale cifra andava dall’1,2 all’1,5%. E, per esempio nel 2019, erano circa 650.000 i decessi in Italia, circa 1.700 al giorno (per varie patologie, comprese le annuali «influenze»). E gli anni prima? La cifra è circa quella. E allora? Il numero dei decessi attuali è lo stesso, anzi un po’ inferiore – sono crollati incidenti stradali e sul lavoro (gli omicidi, invece, in parte continuano), ma erano circa 10 al giorno, perciò la “cosa” non cambia. 3) Si arriva a «1.200.000 contagiati» nel mondo», dice l’Oms (05.04.2020) – e tutti i «contagiati» ne morranno? – e si hanno «60.000 decessi» – tutti di coronavirus? Magari come in Italia … E 1.200.000 «contagiati» con 60.000 decessi si calcolano su una popolazione mondiale di 7 miliardi e 800 milioni: ma come si fa a strombazzare di epidemia, anzi di pandemia? Vengono in mente i milioni (quelli sí!) di morti per/con la cosiddetta «spagnola» alla fine della I° guerra mondiale, e la cosiddetta «asiatica» del 1956 (e anni seguenti), per non dire della serie continua delle «influenze» annuali. E misure come le presenti non furono affatto adottate, e misure da chiudere tutto il paese non sono adottate da nessun altro governo – hanno chiuso aree e zone, non tutte (la Svizzera niente, e cosí la Svezia) –, cercando di tutelare attività economiche e sociali fondanti, pur con dure ricadute, ma non blocco completo.

Non si vuole aprire qui il “discorso” (che tuttavia è sempre piú indispensabile) sui virus e, da questi, sullo status (auto-detto) “scientifico” della medicina “convenzionale”, o “ufficiale”, però su questo stesso terreno vi sono addetti – “specialisti”, scienziati – che non concordano sullo «stato di emergenza». Cosí, per esempio, un Montanari. E un Burioni – che infesta i media, sostiene la gravità del coronavirus, “almeno 6 milioni di italiani già «contagiati»”, lo «stato di emergenza» e le «restrizioni di contenimento» devono proseguire … per anni, con il suo «Patto trasversale per la scienza» (che ebbe la firma di Grillo e Renzi: «prova circostanziale» negativa, poiché costoro hanno dimostrato che “gente” siano) – per un’intervista a Montanari fa un esposto in procura (Modena e Ancona) contro il canale ByoBlu, chiedendone la chiusura: Burioni non regge con argomentazioni, per cui è proprio lui che andrebbe “oscurato”. A ogni modo, chi stabilisce che Burioni è “piú scienziato” di Montanari? – e va detto a chi obietta “voglio lo specialista”, peraltro attestando il suo subalterno conformismo mediatico. Lo si stabilisce in base a chi è consono allo «stato di emergenza», lo supporta a spada tratta, serve ai media e al regime instauratosi.

L’epidemia, anzi la pandemia, non è sanitaria, ma “montata” sul piano politico e mediatico. Non interessa l’origine (ne girano di tutte, dal pesce infetto al pipistrello, al virus di laboratorio gettato apposta o uscito per errore, e cosí via), è interessante la denuncia russa di un’azione da guerra batteriologica “sperimentata” nell’area Bergamo-Brescia, tuttavia l’esigenza è di trovare il “nocciolo” della questione – italiana e mondiale.

Siamo di fronte a un «combinato disposto» dei seguenti elementi: a) la visione medica e farmacologia “ufficiale”, cosí tanto diffusa e radicata nelle popolazioni, e gli immensi “interessi” connessi; b) la volontà degli Stati di riprendere in mano le redini della gestione, quando il grande capitale finanziario transnazionale li ha spintisempre piú a essere sue “funzioni”; c) lo «stato critico permanente» a cui ha condotto cui il liberalismo scatenato (quello del nomignolo, fuorviante, di liberismo o neoliberismo) della (fase del capitalismo detta) «globalizzazione», e le spinte crescenti al suo oltrepassamento verso un diverso assetto.

In base a questa “combinazione” a livello mondiale (ma con le significative eccezioni indicate: Svizzera e Svezia sono Stati in cui non si intende mutare niente dell’assetto), gran parte degli Stati, anche i piú potenti, hanno proceduto a prendere misure, non come quelle in Italia, ma simili (Trump inizialmente aveva visto le cose come sono, “è solo un’influenza”, ma poi, sotto pressione e in lotta con il Deep State a prevalenza dem degli Usa, ha «preso la palla balzo»: misure restrittive in alcumi agglomerati e aree, e piano di deficit spending di $ 2.000 miliardi). Esiti: I) ingegneria sociale di manipolazione e controllo della massa della popolazione (non è una novità, vedi come “da noi” si sia fatta ingurgitare ai piú la balla della necessità di euro e Ue, ma è su scala piú estensiva e intensiva), riducendola all’obbedienza convinta ai propri ordini; II) affermazione del potere schiacciante degli Stati e della loro gestione, ossia di governi e governanti, rispetto allo stesso ruolo dei parlamenti (in Italia si è arrivati alla pratica inconsistenza del parlamento); III) rottura con il «no borders», la libera circolazione senza ostacoli di capitali, merci, esseri umani, e sussunzione del grande capitale transnazionale nel nuovo assetto a gerarchia stratificata interstatuale a livello mondiale.

In tale contesto, in Italia, abbiamo il governo-Giuseppi, con le sue componenti politiche costitutive (di maggioranza in parlamento, per niente nel paese), sulle quali è anche inutile stare a dire (come sui loro tenaci seguiti di “interessati” e tifosi), con la pseudo-opposizione (politica e parlamentare) in Union sacrée con il governo, vale a dire che essa intende partecipare, e partecipa, al regime. Le contraddizioni si situano non sulla dimostrata affermazione di controllo della popolazione – anzi la pseudo-opposizione, con i residui animal spirits destrorsi, oltre ad “ancora piú pugno duro” di restrizioni, non passa momento che non levi peana a carabinieri, poliziotti e militari, pur protervi, oltre a esaltare i “camici bianchi”, pur nel loro sospetto abborracciamento –, ma sulle prospettive relative a come attuare il deficit spending necessario per il nostro paese: il governo-Giuseppi, con le sue componenti politiche, è sostanzialmente fatto di agenti filo-Ue/euro, e tende a sottomettere l’Italia a un indebitamento estero devastante (si chiami Sure, coronabond, eurobond, o addirittura Mes), che fiaccherà definitivamente il nostro paese e il nostro popolo; la pseudo-opposizione, dove ogni tanto si tuona (ma non in FI) “se l’Ue è cosí, meglio uscire”, e tuttavia ha già aperto a euro, Ue (ovviamente con la chiacchiera: “è da cambiare …”), Draghi, sarà dura contro la linea-Giuseppi, Gualtieri & soci, o cercherà un pateracchio (una cosa a mezzo-e-mezzo, ma sempre di indebitamento ad “altrui”)? E quest’ultima appare la maggiore probabilità, al fine di restare nel regime, di mantenerlo e di partecipare in un eventuale, e possibile, successivo «governo di unità nazionale».

Mala tempora currunt. Sí, anche perché l’opposizione effettiva, fuori del complesso delle forze politiche parlamentari, che opera “in rete”, sui social, appare – a parte pochissimi, peraltro sconnessi fra loro – aver accettato la “necessità” dello «stato di emergenza», quindi aver accolto l’instaurazione del regime – senza rendersene ben conto, o criticandone aspetti parziali: “il parlamento non viene fatto funzionare”, “queste misure atomizzano la società”, “vogliono firmare il Mes o qualcosa di simile”, e cosí via. Tutto giusto, ma tutto inadeguato. È questo – riferendosi, certo, agli oppositori in buona fede, non a cripto-complici – un errore spaventoso: si sposta il discorso sulle “pecche” presenti e non sul complesso delle misure, e soprattutto sul “poi” contro l’abbattimento completo del nostro paese. Ma non ci si rende conto dell’evidenza, ossia che le due “cose” sono interconnesse: non vi sono “pecche” parziali, è lo «stato di emergenza» che va attaccato in quanto dispotico e surrettizio, in quanto instaurazione di un regime, e tale regime, con l’Union sacrée che lo segna, come in guerra (infatti, sempre i media rimbombano che “siamo in guerra”: «guerra al coronavirus»), si tradurrà in un pateracchio di ulteriore subordinazione del nostro paese e popolo – popolo già gettato nella demenza da panico indotto, che non trova lume e sbocco in un’azione combinata e concertata che dica come stanno le cose, e che aggreghi quella che è, adesso, senz’altro una minoranza, ma che esiste (niente procede senza il suo opposto, nemmeno il fittizio «stato di emergenza» e la demenza da panico indotto) e che può accrescersi e levarsi precisamente attraverso la lotta contro l’imposizione del regime e il pateracchio che sta macchinando.

Questo va detto e questo va organizzato: chi scrive non ha le forze per poterlo fare, ha solo quelle di proporlo, «chiaro e forte» – e di aggiungere, a ciascuno degli oppositori effettivi: per dirla con Dante, «qui si parrà della tua nobilitade».

MM

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