Nea Polis

Referendum sul “taglio” dei parlamentari.

 Il referendum (richiesto da un numero legale di parlamentari) si terrà il 29 marzo, benché diverse forze politiche ne abbiano richiesto lo spostamento per le difficoltà, o perfino impossibilità, di informare adeguatamente i cittadini a causa delle restrizioni delle «misure d’emergenza» stabilite dal governo Conte bis sul «coronavairus» – come dice l’ineffabile Di Maio. Ma è probabile che non vi sia slittamento, non per le solite ciarle ipocrite del “bene del paese”, ma perché si aprirebbe una possibile “finestra” per le elezioni politiche, paventate dalle forze costitutive del Conte bismolto piú del «coronavairus»: il governo è stato fatto per impedire tali elezioni , perché tutte queste forze sanno che ne uscirebbero battute.

Il “taglio”: riduzione dei deputati (Camera) a 400 e dei senatori (appunto, Senato) a 200. “Taglio” approvato dalla maggioranza dei parlamentari (con parte di quelli contrari che non hanno avuto il coraggio personale di esprimere il «no»), compresi quelli della Lega. Ed ecco le entusiastiche motivazioni “stellate”: “basta con questa pletora di gente” (sí, fra cui il gran numero dei 5S stessi, ben avvinti all’albero come l’edera: «finché la dura l’è verdura»), “abbattiamo i costi della politica”, “ce lo chiedono gli italiani” (“gli italiani” in primis chiedono questo? Be’, comunque …). Tuttavia, “i costi” della politica saranno ridotti dello zero virgola e … niente o quasi, perché restano come sono le prebende parlamentari e aumentano stipendi e numeri degli addetti a parlamento e governo. “Ma è un principio”, sí, come il «taglio dei vitalizi» che non può essere retroattivo perché è incostituzionale (l’ordinamento italiano non prevede retroattività dei provvedimenti, anche se con l’infame Legge Fornero-Monti in qualche misura c’è stata). Ma qual è il principio che si pone (porrebbe)?

Vediamo un po’, senza i consueti (anche fra chi afferma di esaminare, analizzare) fracassi e schiamazzi (che chi scrive non tollera). La riduzione dei “costi”? È inesistente: se la si voleva realizzare, andavano ridotte a un quarto le prebende dei parlamentari, e andavano ridotte anche le retribuzioni (esorbitanti) degli impiegati-addetti (inducendo in tal modo anche clientele e aspirazioni a tali prebende e stipendi). E la riduzione dei “costi” sarebbe stata piú consistente. Quindi: si fa passare come attuazione di un “principio” una … mistificazione. Al solito, «per far babbei» i cittadini.

Ancora, e piú a fondo: quella presente è detta «repubblica parlamentare» basata sulla «democrazia delegata». Ma se i tantissimi (circa 40 milioni) acconsentono a delegare ai pochissimi (meno di 1.000) la gestione delle “cose”, ciò attua il principio dei pochi (oligói, in greco antico). Per cui non è un principio democratico – potere del démos: potere del popolo, per il popolo, esercitato dal popolo –, bensí un principio oligarchico – potere dei pochi –, quindi si dovrebbe dire: oligarchia elettivo-rappresentativa. Lasciamo perdere chi dice “ma è questa la democrazia”, “non si può fare diversamente” – perché lo dimostra solo … affermandolo, il che non significa niente (e c’è troppo di buttato nell’ignoranza e dimenticatoio: dal Mondo antico alle repubbliche comunali, fino alla Resistenza, quella delle 20 Repubbliche partigiane e della Repubblica delle autonomie, voluta da «Giustizia e libertà») –, e resta il fatto che si tratta di un “sistema” fondato sulla «rappresentanza» dei pochi rispetto alla massa dei cittadini (e si schiamazzi o si taccia in proposito, questo è quanto).

Ebbene, concesso (non ammesso) che questo sia il solo “sistema” attuato e attuabile, e da mantenere, la riduzione dei parlamentari indicata non riduce la «rappresentanza»? Lo si dimostri – e non semplicemente proclamandolo. Cosí è, invece. E in tal modo si accentua l’adesione acefala (che già c’è, ben evidente) alle forze che lí hanno posto i parlamentari, magari accoppiandola – perché no? Contro il «cambio di casacche» – con il «vincolo di mandato» (voce che si leva da piú parti), cosicché, in fondo, non si sa questa “gente” che ci stia a fare, diventando solo yes-men/-girls. E allora, perché non 200 parlamentari e 100 senatori? O 100 e 50? O 50 e 25? O solo una dozzina, sotto un “capo” – magari eletto direttamente, come vorrebbero Lega e Fd’I? Tanto piú che si possono “assumere”, e già lo si fa da tempo, a governare persone non elette proprio da nessuno.

Io voterò contro il “taglio” dei parlamentari, per quanto di dannoso costituisce e che ho esposto. Ben cosciente, però, che sarà con molta probabilità approvato, perché la demagogia è penetrata a fondo nei cittadini (e questa lo è appieno: altro che il vituperato sovranismo populista!) condita di occultamento mistificato e fuorviante della realtà delle “cose” (oppure, il che è lo stesso, il referendum non raggiungerà il quorum). Ma l’indicata presa di posizione è necessaria, almeno per me.

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