Nea Polis

DATI UTILI SULL’ONDATA MIGRATORIA

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Va premesso che il testo annesso vede il “fenomeno” dell’immigrazione in maniera parziale  – vi manca la comprensione e presa d’atto del macina-schiacciasassi-e-maxibetoniera che è la «globalizzazione», sul piano economico, politico e sociale, e sull’intrecciato piano della costellazione di guerre, per cui sembra che l’ondata migratoria derivi soltanto da “un piano” –, e va detto che le fonti, come il libro stesso da cui è ricavato il testo, sono senz’altro destrorsi.
E tuttavia, i dati che se ne ricavano sono sicuramente utili. Infatti, se ne desume che: 1) lo sconvolgimento e la conseguente ondata migratoria, di proporzioni mai prima esistite, erano previsti, anzi coerentemente programmati, già dalla metà degli anni settanta del Novecento; 2) la “centrale” provvedente allo scopo era, ed è, l’Onu con i suoi organismi (e, va aggiunto, l’Onu è in mano agli Usa e alle potenze maggiori, e i suoi organismi sono ben “coltivati” dal grande capitale transnazionale); 3) l’Italia era prevista, anzi coerentemente programmata, come massimo paese designato a essere investito dal “fenomeno” (insieme a Spagna e Grecia, ma ancora di piú); 4) almeno dalla fine degli anni ottanta del Novecento erano già chiari «numeri e tempi» dell’ondata; 5) il “fenomeno” è stato sostenuto anche dalla mirata disinformazione-deformazione rispetto all’Italia condotta sui migranti, 6) le cifre globali e previste delle ondate migratorie sono già impressionanti e il nostro paese non potrà reggere la “quota” che gli spetta (che è programmato che gli spetti), andando incontro a uno sconvolgimento totale (a meno che, va aggiunto, non vengano prese misure adeguate, il che, però, per ora non appare nemmeno all’orizzonte); 7) le gestioni (governi) dello Stato italiano (infatti) sono state e sono del tutto formate da “commessi” di “altrui” (attestando e perpetuando la subalternità dello Stato italico), nella rovina del popolo italiano (o meglio, di quello che via via diventerà il fu il popolo italiano).

MM

DIETRO LIMMIGRAZIONE

Da Il vero volto dell’immigrazione: la grande congiura contro l’Europa, Editrice Civiltà, 1993. 230 milioni di migranti nel 2050, dal Rapporto 2003 dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni. I migranti regolari nel mondo sono già 175 milioni, il 3% della popolazione mondiale; 56 in Europa, 49,7 in Asia e 40,8 in Nordamerica, solo nel 2000 («Il Nuovo», 01.07.2003).

Primo indizio sui promotori del fenomeno dall’«Alto Adige» del 10 agosto 1989, Ondata di immigrati africani. Intervistato il presidente degli ambulanti trentini della «Confesercenti»:

nei prossimi anni 30-40 milioni di africani verranno in Europa e i governi centrali, su direttive dell’Onu, che hanno affidato a Italia, Spagna e Grecia il peso maggiore. Sembra che l’Italia, nella spartizione internazionale, debba farsi carico dell’immigrazione senegalese, e si stima in 5 milioni la dimensione numerica: quasi una persona ogni dieci italiani.

L’Onu era indicata come la centrale da cui è partito l’ordine e vi si attribuiva un preciso programma, che inciderà in maniera sconvolgente sul prossimo avvenire del popolo italiano, i cui destini, al di là dell’amena favoletta della sovranità popolare, sono in mano di lontani e sconosciuti padroni. L’Italia, con la L. 10.04.1981 n. 158, ha ratificato la convenzione n. 143 del 1975 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (organo dell’Onu), Sulle migrazioni in condizioni abusive e sulla promozione della parità di opportunità e di trattamento dei lavoratori migranti. Dall’ormai remoto 1975 si addensavano sugli ignari italiani nubi di tempesta. In obbedienza ai patti, il governo proponeva e il parlamento approvava la legge 30.12.1986 n. 943, che garantiva (art. 1)

a tutti i lavoratori extracomunitari parità di trattamento e piena eguaglianza di diritti rispetto ai lavoratori italiani, [nonché il godimento] dei servizi sociali e sanitari [e il diritto] al mantenimento dell’identità culturale, alla scuola e alla disponibilità dell’abitazione. [E prevedeva (art. 2)] accordi bilaterali e multilaterali previsti dalla convenzione dell’Oil n. 143 del 24 giugno 1975 […] per disciplinare i flussi migratori.

Si aprivano – in nome di una convenzione dell’Oil, istituto specializzato dell’Onu , le porte dell’immigrazione, benché allora, malgrado le statistiche del Censis, il fenomeno non fosse neppur lontanamente evidente come oggi. In realtà, l’Italia non era affatto, come non lo è, un paese che possa attirare un consistente flusso immigratorio: di modesta estensione, montagnosa, povera d’acqua e di materie prime, densamente popolata, con grave penuria di alloggi già per i suoi abitanti […], ancora molti emigrati all’estero e disoccupazione e sottoccupazione interna, servizi pubblici e sanitari largamente inefficienti, e insufficienti per la sola sua popolazione, non si vede come potrà fronteggiare i mille problemi posti dalla valanga extracomunitaria. Invero, per uno straniero senz’arte né parte, le offerte di lavoro vengono dalla malavita organizzata, sempre bisognosa di manovalanza a buon mercato, dallo sfruttamento della prostituzione, o da un lavoro nero senza garanzie, o dalla mendicità, o da un misero commercio ambulante […].

Cosa serviva per mettere in moto verso l’Italia l’ondata che la sta sommergendo? Duplice disinformazione: internazionale, per ingannare gente ignorante, o comunque non al corrente della nostra realtà, presentando un’Italia simile a un nuovo Eldorado, un paese di Bengodi; e interna, per far apparire come frutto ineluttabile della storia quello che è l’effetto della cinica e meditata orchestrazione. A tal fine si parla di imprescindibili esigenze di manodopera, di carenza di forze lavorative […].

In tutto questo piano, la parte dell’Onu è evidente. La legge Martelli esordisce (art. 1, c. 1) come attuazione della Convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951, promossa dall’Onu, e riconosce a un ufficio dell’Onu – l’Acnur, Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati – poteri di ingerenza sull’immigrazione extraeuropea in Italia. Che si tratti di un piano su scala sovranazionale, preciso e programmato, lo si ricava anche dal fatto che da piú parti si specificano numeri e tempi dell’invasione, come sull’«Alto Adige» del 10 agosto 1989. Anche sul «Giornale» del 9 novembre 1989, L’Italia deve affrontare la mina vagante degli immigrati di colore, si legge che, entro 20 anni, gli immigrati dovrebbero essere 5 o 6 milioni. Come formulare previsioni del genere se è un fenomeno spontaneo, imprevisto e imprevedibile, e non un piano controllato, studiato a tavolino? E il cardinale Carlo Maria Martini, dando prova di carismi profetici, nella mattina di «studio e riflessione» Per una società dell’accoglienza verso un’Europa multirazziale, in preparazione della IX Giornata della solidarietà, preconizza (v. Daniela Bozzoli sull’«Avvenire») che il fenomeno toccherà la sua punta massima nei prossimi vent’anni. […]

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