Nea Polis

IL «POLITICAMENTE CORRETTO» DEL REGIME LIBERALE

In realtà sembrerebbe che adesso anche gli autori del passato piú lontano inizino a essere presi di mira. Recentemente è stato annunciato che la Bbc e Netflix stanno producendo una miniserie sulla guerra di Troia in cui ci saranno un Achille “di colore” e anche uno Zeus “di colore”. Nemmeno il mito si salva » 

Da 

Agatha Christie: da regina del giallo a regina del politicamente corretto

SP
Questa imbecillità (ennesima, bastino film e telefilm «politicamente corretti»in tv) mi spinge a entrare in merito a un recente “tormentone”: il termine «razza» usato dal leghista Fontana, attaccato anche da un’alta carica dell’Ue, Moscovici (che inoltre mette in guardia sul “pericolo populista in Italia”, incarnato da Lega e M5S). Ripeto (per chi non mi conosca) che non sono leghista né filo-leghista, ho svolto una serie di critiche ai 5S né sono “grillino”, sono del tutto nemico di fascismo, nazismo et similia, condanno come crimini intollerabili razzismo “applicato” dal nazifascismo e leggi «in difesa della razza» (tanto è doppia schifezza che a) in Italia si siano lasciati e si lascino esistere gruppi fascisti, eb) li si usino per gridare “al lupo” e sostenere l’esistente). Ribadito ciò, lo scandalo sul termine «razza» è inaccettabile: si taccia il termine in sécome razzista, e si sostiene che “le razze non esistono”. Le «razze» si possono definire con termini come «generi», «varianti» etc., tuttavia sono scontaterispetto alle specie dei primati, scimmie, canidi, felini, bovini, ovini, equini e cosí via, per non dire della flora. Perché tali «generi», «varianti» etc., ossia «razze», non esistono per la specie umana? Si può negare l’evidenza quanto si vuole, ma tali “differenze” non solo sono evidenti nell’aspetto, struttura, costituzione etc. dei membri dei diversi «generi», «varianti» etc., ossia «razze», ma sono anche ben riscontrabili tramite l’esame del Dna (però, nel caso, il comune buon senso e l’evidenza scientifica sono negati). Il termine «razza» in sé non ha niente di “sconveniente”. Lo si trova nella nostra Costituzione, non per escluderne la realtà (come distorcono gli isterici), ma per riconoscerla, negando qualsiasi discriminazione in base alle «razze». E, detto in particolare ai “sinistri”, il termine è usatocome dato di fatto da Marx ed Engels (non sto qui a fare un inutile elenco di citazioni). Né dire «razza» è,di per sé, razzismo. È razzismo sostenere che i membri di una «razza» sono in quanto tali «superiori» e/o «inferiori» a quelli di un’altra: è mistificante assimilare «razza» a «razzismo» e criminalità nazifascista, di Ku Klux Klan, «suprematisti ariani» e quant’altro. È altrettanto evidente che tutte le «razze» della specie umana hanno interne «varianti e sono “compatibili” (incrociabili) fra loro, ossia che le «razze» non sono separate da “muraglie cinesi”: ma proprio ciò ribadisce l’esistenza delle differenze nella specie. E la «tutela della biodiversità» per tutte le specie di fauna e flora (nel diffuso “clima” eco-ambientalista), perché non applicarla alla specie umana? Il che non significa, sempre di per sé, affermare superiorità e inferiorità, né negare “commistioni”, ma mantenerel’éthos (il cui primo significato è «ambiente», «contesto») interconnesso all’esistenza e permanenza di uno di questi «generi», «varianti», «razze». Tanto piú che la «razza» (a cui anch’io appartengo), che non si sa piú come definire (non caso gli “amerikani” dicono «caucasica» [?]; è malvisto l’aggettivo «bianca», bandito «indoeuropea» o «indogermanica»), costituisce solo un decimo della popolazione mondiale. E (al di là di leghisti etc.) difesa dell’éthos italico non deve significare chiudersi ad afflussi “altri” e “commistioni”, macontrastare il piano dell’enorme flusso migratorio previsto, voluto, programmato da parte dei vertici delle massime potenze e del grande capitale fin dai primi anni novanta (con inserimento di Arabia Saudita e altri potentati per usare flusso e neo-insediamenti onde estendere l’Islam), al fine di avere a disposizione masse di “operanti” effettivi e/o potenziali piú “docili”, dissolvendo l’assetto storico, etnico, sociale delle popolazioni degli Stati «avanzati», in primo luogo d’Europa, in particolare dell’Italia (il che non a caso è anche la linea della Chiesa: vuole nuove genti di adepti e fedeli).

Il «politicamente corretto» è mistificante, punta a “performare” la testa della “gente” (riducendola a zucca), generando reattività da «cane di Pavlov», e sottende la funzionalità a un piano nocivo. Orwell, con il suo «Grande Fratello» di 1984, mix di nazismo e stalinismo, non ci aveva ancora pensato (né poteva): è il «politicamente corretto» del regime liberale il nuovo «Grande Fratello», con «novlingua» che occlude il pensiero e ottunde il buon senso.

MM

Lascio un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Il periodo di verifica reCAPTCHA è scaduto. Ricaricare la pagina.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.