Nea Polis

TENTATIVO DI ANALISI

Come un bugiardino

(foglietto illustrativo dei farmaci)

Avvertenze necessarie:

1) Chiunque non intendesse ricevere queste mie comunicazioni, o ne fosse perfino infastidito, è pregato di comunicarmelo, senza alcuna remora, e cesserò gli invii.

2) Non inserisco link, fonti, citazioni, reperibili in altre mie comunicazioni o raggiungibili con un’agile ricerca in rete. Li fornirò volentieri, comunque, dietro richiesta diretta.

Indicazioni:

Per chiunque non creda che un pipistrello infetti un pangolino che caca in faccia ad un omino

Effetti collaterali:

Incazzatura, chiaroveggenza (vederci un po’ più chiaro)

Esiste una malattia psicospirituale contagiosa dell’anima, un parassita della mente, che viene attualmente recitata in massa sulla scena mondiale attraverso una psicosi collettiva di proporzioni titaniche. Questo virus mentale – che i nativi americani hanno chiamato “wetiko” – opera di nascosto attraverso i punti ciechi inconsci nella psiche umana, rendendo le persone ignare della propria follia e costringendole ad agire contro i propri migliori interessi.

Dall’introduzione di: “Dispelling Wetiko: Breaking the Curse of Evil” (Scacciare il Wetiko: Rompere l’incantesimo del male) di Paul Levy

Premessa

Siamo immersi in una simulazione della realtà, sprofondati in un inatteso esperimento di ingegneria sociale del quale ci sfuggono le esatte finalità e in cui alcuni effetti – economici, finanziari, politici, sanitari, militari – rischiano di essere indicati come causa, e in parte potrebbero anche confondersi in essa. Tale simulazione – tale esperimento – è programmata e organizzata, ed è pianificata con tecniche militari.

Su tali tecniche tornerò in seguito, intanto, però, osserviamo due situazioni bizzarre: una gigantesca esercitazione Nato alle porte della Russia, che pare ormai pressoché annullata, e l’arrivo e la permanenza nel nostro Paese di mezzi e personale militare russi, trasportati per mezzo di 15 voli speciali dell’aviazione militare di trasporto; un contingente militare di esperti in guerra batteriologica giunto qui facendo un giro largo, ma senza che nessuno osasse fiatare, e che sta irritando nervosamente i principali quotidiani e i criminali di PiùEuropa.

La narrazione:

Il grande spettacolo della pandemia è iniziato mediaticamente dalla BBC il 3 gennaio, qui in Italia dal Corriere della Sera nello stesso giorno. Un’attenzione curiosa, quasi morbosa, per una zona misconosciuta della Cina, colpita da episodi di polmonite, nel momento in cui i casi sarebbero 44, di cui 7 gravi, e in cui non si ipotizza la possibilità di contagio. Tre giorni dopo, lo stesso Corriere ci informa scrupolosamente che i casi sarebbero addirittura 59; da allora in poi l’attenzione diventa quotidiana, nonostante che la prima vittima ufficiale venga proclamata l’11 gennaio. Tutto ciò nel momento in cui, in Italia, si lancia un grido di allarme sull’aumento inusitato di polmoniti, una emergenza che vede un forte aumento di casi e di decessi dal 2016 e che, si apprende da fonte ufficiale, fra dicembre e gennaio di quest’anno, in alcune zone del nord, sarebbero addirittura raddoppiate, senza alcuna correlazione col virus di Wuhan. Ma l’attenzione era puntata su Wuhan, anche da parte dell’OMS.

Il seguito lo conosciamo assai bene, per quanto riguarda l’Italia: inizia una narrazione dentro la quale, sorprendentemente, invece di agire corentemente in termini di valutazione della decennale devastazione della sanità pubblica, e quindi fornirsi dei mezzi adeguati (incremento dei posti letto, riapertura di ospedali colpevolmente chiusi, strumenti per la respirazione assistita, ospedali da campo, assunzioni dirette di medici e operatori sanitari, forse addirittura protocolli medici; in breve tutto quel che servirebbe dal loro punto di vista per fronteggiare una emergenza sanitaria), si sceglie di non agire; si passa quindi all’isolamento delle zone-focolaio e repentinamente alla quarantena per tutta la popolazione di quelle zone, seguita da quella di tutta la popolazione del Paese, con misure via via più rigide, proclamando una sorta di legge marziale. Credo sia il primo esempio storico di isolamento e parziale carcerazione degli individui sani per combattere un’epidemia.

Comunque sia, il vairus di Batman, invece di estendersi in quel vasto Paese, e nei territori limitrofi, saltella fin qui in Italia, facendo tappa in Iran. Non solo: si dimostra diversamente aggressivo a seconda dei territori che incontra, nel mondo, in Europa, ma anche qui.

A partire dalla quarantena in Lombardia, proprio nei suoi epicentri di contagio aumentano vertiginosamente i positivi al covid-19, gli ammalati e, soprattutto, i morti, che si erano già evidenziati. E la situazione si protrae in termini sospetti sempre e solo in quelle zone. Fino al rallentamento attuale. Per quanto riguarda gli episodi di polmonite e i morti si tratta di una anomalia.

Nella mia prima comunicazione, Effetto Hollywood, in cui mi sbilanciavo in una profezia che si è rivelata del tutto sbagliata, perché non prendevo in considerazione propaganda e anomalia, indicavo però una data presumibile come cessazione della ricorrente, comune, influenza, intorno al 7-8 marzo; dai grafici dell’ISS inerenti al covid-19, si può notare che, nel Paese, il picco di sintomatici (ovvero il picco della comune influenza) arriva intorno al 10 marzo. Da allora c’è una rapida discesa fin quasi allo zero, con qualche difformità a livello regionale; e infatti si moltiplicano le testimonianze sui reparti covid vuoti: aumentano però, parallelamente, i tamponi, che indicano conseguentemente una esuberante crescita di positivi, mediaticamente definiti malati, o contagiati (niente di nuovo, si ricorda l’Hiv?).

Ancora, fino al rallentamento attuale. Perché nessuna indecenza può essere protratta più del lecito. La spada di Damocle della positività continuerà comunque a imperversare, incoraggiata dagli sporadici casi di sindrome influenzale che regolarmente si verificano anche in estate. Certo continuerà la narrazione, e continueranno i comportamenti codardi, infami, consenzienti. Non siamo più collegati alla realtà: siamo immersi in una simulazione di realtà.

Data la narrazione, qual è il paradigma?

La narrazione sta in tutto quanto ci viene intimato di credere e, giacché grottesca, straborda dal paradigma. Talvoltalo aggredisce, avvalendosi della simulazione e della propaganda e infischiandosene dei dogmi cosiddetti scientifici; il paradigma, benché strutturato come un dogma, offre una certa, seppur sempre più sottile, libertà d’azione: finge o osserva una certa disponibilità alla discussione. La narrazione è scatenata, sta in prima linea, organizza censura e unità operative d’assalto arruolando i principali media, i “patti per la scienza”, le forze di polizia e dell’esercito confortate dalle “fumose”, talvolta contradditorie, misure indicate dal governo, o, per meglio dire, dai suoi membri ancora in attività. Stavolta narrazione e paradigma sono ferocemente in contraddizione, sebbene non appaia, e forse non è male.

Il paradigma prevede una diversità di vedute, al suo interno, determinate in questo caso da almeno tre fattori: uno emozionale, il panico, rispetto al quale non esiste immunità universale, tanto meno da parte dei medici immersi nella narrazione, mentre gli altri, almeno, ragionano; uno cosiddetto scientifico, che mette a confronto diverse branche di studio, per esempio la biologia, che offre osservazioni diverse e in cui, a certi livelli, si continua a studiare, mentre i medici istituzionali rifuggono gli aggiornamenti; il terzo è la memoria, o la sua assenza, rispetto ai pilastri che sostengono, in equilibrio sempre più fragile, il paradigma: ci sono medici, pochi, che ne conoscono ferreamente la struttura, fin dalla sua nascita, e a quei pilastri si afferrano, e altri, molti, che vanno a braccio per convenienza o smemoratezza, e che alla narrazione si aggrappano.

Cos’è successo secondo il paradigma: l’indagine epidemiologica suggerisce che la trasmissione dell’infezione sia avvenuta in Italia per tutti i casi, ad eccezione dei primi tre casi segnalati dalla regione Lazio, verosimilmente infettatisi in Cina; è altamente contagioso (affermazione dogmatica, ci si crede per fede, e palesemente falsa; tant’è che la fuga dal nord verso il sud avrebbe dovuto impestare tutto il meridione d’Italia mentre dopo tre settimane non è accaduto nulla), ma il livello di letalità è basso, colpisce soprattutto persone anziane con una o più patologie in atto. Traspare il forte dubbio sulla necessità dei provvedimenti decisi dal governo. Da più parti si dichiara che nei soggetti sani il virus sia innocuo, e i decessi siano ad esso attribuibili in ragione del 1,3-1,4%, secondo l’ISS.

Via via si manifestano i dissensi rispetto alla narrazione, sotto varie forme, nei soggetti medici che vengono intervistati, perlopiù su quotidiani e in rete, o in coloro che intendono esporre il proprio pensiero almeno sui social, vittime di profonda indignazione. Lo scopo principale è in tutta evidenza quello di tranquillizzare, ma in una situazione di belligeranza il risultato ottenuto è stato quello di stimolare i conduttori mediatico-sanitari a scatenare i “mastini della guerra” (espressione efficace di Marcantonio nel Giulio Cesare).

I dissensi, dicevo, si presentano sotto varie forme: chi riporta studi dell’ISS che dimostrerebbero che gli anziani vaccinati sono più soggetti a complicazioni, e morirebbero di più rispetto a chi non si vaccina; chi spiega come non possa esistere un vaccino contro i coronavirus e che la teoria dell’immunità di gregge, in questo caso, si riveli una totale idiozia: equivale a vaccinarsi o immunizzarsi come gregge (ma il termine gregge è molto appropriato) nei confronti del raffreddore, assolutamente impossibile; chi si scatena contro i provvedimenti, dichiarati dannosi, insensati e ingiustificati; chi si scaglia contro l’idea propagandata del virus nemico invisibile, pronto a colpire mortalmente ovunque e chiunque, e così via. Chi, finalmente, apre una finestra sul mondo reale e sostiene che le regole di diffusione del contagio di qualunque malattia, regole ben note ai veri esperti del settore, non giustificano l’andamento e la diffusione che ora vengono attribuiti allo spostamento del virus. Dice che non è il virus che si sposta, ma sono le condizioni individuali, sociali e ambientali che materializzano la sindrome ad esso attribuita.

Tagliamo la testa al toro: più o meno tutti presentano pubblicazioni scientifiche in cui si dimostra che il tampone non ha alcuna validità, nessun criterio scientifico è stato seguito per realizzarlo, risulta fallibile all’80%. Gli autori stessi degli standard di base per il tampone dichiarano implicitamente che il loro test ha una probabilità di successo del 70%, il che dimostra già una vistosa possibilità di errore; ma ad uno studio più approfondito la probabilità di rilevamento è molto più bassa. Non solo: al GISAID, l’istituto genomico internazionale, ci sono diverse e differenti sequenze di genoma della Sars-Cov-2, il che induce a sospettare che si parli di virus diversi o, ipotesi assai più probabile, che non si sappia davvero di cosa stiamo parlando. Vado oltre: il tampone non è altro che una frode scientifica.

Torniamo adesso al terzo fattore che citavo prima, quello della memoria sugli studi di base: nessun medico si ricorda di Koch? Il medico, batteriologo e microbiologo tedesco al quale molto avrei da contestare, ma che loro quasi venerano? Ebbene, Koch stabilì i suoi 4 postulati per accertare la causalità di una malattia da parte di qualsiasi organismo (sebbene il virus non sia un organismo ricade comunque sotto queste regole, perché è questo l’unico tipo di studio che può provare la causalità).

Il Sars-Cov-2 causerebbe sintomi respiratori severi e unici, dunque dov’è lo studio in cui: hanno isolato il virus; l’hanno messo in coltura; l’hanno iniettato come virus purificato in un animale; hanno registrato sia i sintomi che dovrebbe causare, sia la sua significativa proliferazione nell’ospite?

Tutto ciò manca, tutto ciò non esiste, si fanno affermazioni, dandole per certe, senza l’onere della prova; ricordo che una teoria scientifica, per dimostrarsi tale, deve poter essere falsificata, altrimenti assurge a dogma, verità per fede.

Ne consegue che si può smentire tutto, negare tutto, senza necessità di prove, che tuttavia abbondano.

Sostenevo in premessa che siamo di fronte ad una simulazione della realtà, ad un esperimento di ingegneria sociale. Questo mi pare un fatto, una osservazione del fenomeno; fin dall’inizio si è sviluppato attraverso delle sequenze, a partire dalla assurda e sospetta scrupolosità nel portare all’attenzione di tutti questo microfenomeno, in concomitanza di eventi vicini e drammatici; sequenze tutte impreviste e imprevedibili, prive di logica e mai esperite: quindi organizzate in un quadro generale, tralasciando per il momento esitazioni, contraddizioni, perplessità nei vari stati. La pianificazione è, per sua peculiarità di nascita, una caratteristica militare, benché si sia in seguito diffusa in tutti gli ambiti della società umana; nella sua impronta originaria può avvalersi, come agenti esecutivi, di agenti di influenza e agenti operativi. Gli agenti di influenza sono agenti segreti predisposti, previa accurata preparazione, ad influenzare le opinioni – sia in Paesi nemici che in Paesi amici – di alti dirigenti in tutti i settori, a partire dalla politica, esiste anche un sito dedicato: gli esempi del vicino passato sono testimoniati, ne indico uno del passato più lontano: John Dee, astronomo, astrologo, matematico e un’infinità di altre cose, al servizio segreto di sua maestà, la regina Elisabetta; girellava fra le Corti di mezza Europa e, grazie alla sua fama di sapiente, oltre ad assumere informazioni, influenzava ampiamente alti dignitari. Il codice che lo contrassegnava nei registri della regina era 007. Degli agenti operativi non è necessario parlare.

E qui torno alla anomalia che accennavo in merito alla zona-focolaio in Lombardia. Non si può negare che qualcosa di grave sia accaduto, perché davvero i morti sono tanti: in alcuni paesi, rispetto agli anni precedenti, sono decuplicati, e a niente serve fare distinzioni fra con e per coronavirus; ripeto la mia posizione: la nocività dei cosiddetti virus equivale a zero. Dunque, cos’è accaduto? Anche in questo caso si sono avanzate più ipotesi che non reggono ad una analisi un minimo approfondita e, pur considerando il panico iniziale, trasmesso anche alla classe medica, e tutti i gravissimi errori fatti dagli stessi medici (sia con le intubazioni di massa che con le terapie: vere e proprie bombe di immunosoppressori in soggetti deboli e vecchi; addirittura, su indicazione dell’AIFA, i primi tempi, per una settimana, con somministrazioni via endovenosa di Avonex Interferone beta 1, che si usa per via intramuscolare) che quindi hanno determinato probabilmente un certo numero di morti, ancora non ci siamo. Sappiamo anche che esiste normalmente un altissimo numero di cosiddette polmoniti nosocomiali, cioè insorte in ospedale, più che altro negli anziani e spesso nei reparti di terapia intensiva. Di tutto ciò va tenuto conto, e va tenuto conto anche del fatto che tutta una serie di altre patologie, anche gravi, soffrono di carenza assistenziale e in alcuni ospedali, più che altro del nord, non vengono trattate affatto. Con tutto ciò, tuttavia, ancora non ci siamo: a quanto pare in un paese del bergamasco i morti, senza considerare quelli attribuiti al Covid-19, sono 7 volte quelli dell’anno scorso.

Credo che sia necessario introdurre un elemento che ancora manca: mi si suggerisce, da persona competente, con alto grado di probabilità, che in quella zona sia stato rilasciato materiale biologico modificato, vale a dire batteri ingegnerizzati. Dopo un po’ decadono e finisce il problema, a meno che non vengano rilasciati di nuovo; hanno un relativo tasso di letalità: soccombono solo i più deboli, vengono inalati e colpiscono dove arrivano, ossia i polmoni. Oppure sono concepiti per quello scopo già nella modifica.

Di questa materia ignoro tutto, anzi, sono sempre stato un po’ scettico sull’argomento, e non ho potuto approfondire col mio interlocutore. I dubbi che nutro sulla questione si riferiscono alle 5 leggi biologiche, nonostante lo stesso dottor Hamer sostenesse che batteri presenti in abitanti di luoghi molto distanti, o in specie diverse, potrebbero rivelarsi patogeni. E la domanda che avrei voluto fare è: perché non colpisce i bambini, non sono soggetti deboli? Ma, se mi rispondo da solo, mi accorgo che sono sani, privi di altre patologie.

Perciò provo a prendere in considerazione questa possibilità, che appare logica e motivata, e il quadro generale acquisterebbe un senso. Fornirebbe una spiegazione anche a quell’evento straordinario e sottovalutato indicato nella premessa e riguardante la presenza militare russa: Di Maio telefona a Putin e in due giorni viene organizzato e inviato il contingente militare con tutte le attrezzature speciali per la guerra batteriologica, come si trattasse di emergenza eccezionale (a meno che fosse già tutto predisposto e si attendesse il via). Non è dato sapere cosa sia accaduto nel retrobottega del governo: Zingaretti si è tirato fuori subito, con la scusa della positività al tampone, Di Maio viene citato solo per la telefonata. Comunque sia, la vicenda è singolare. Esiste una notizia riservata e dichiarata non pubblicabile, pubblicata soltanto su un sito web in lingua francese del quale non riesco a stabilire l’attendibilità, ma che pare molto ferrato in questioni militari, nella quale si sostiene che il sospetto riguardava il gas Sarin, o comunque un attacco chimico; i militari russi l’avrebbero immediatamente escluso, dichiarando che si tratta di attacco batteriologico e lanciando l’allarme a Mosca.

Se la notizia fosse vera, non ci sarebbero più dubbi sulla successione degli eventi.

Chiarisco un punto: chi ci sia dietro a tutto questo e a cosa intenderebbe portare è del tutto ignoto; forse fra qualche mese lo sarà un po’ meno. Sono state avanzate molte ipotesi, e quasi tutte soccombono alla logica dopo una breve analisi, soprattutto quelle legate agli effetti scambiati per cause; l’unica certezza mi pare sia legata al tentativo di un cambiamento epocale, sotto tutti gli aspetti. E tutte le ipotesi avanzate provano a misurarsi con il futuro immediato, dimenticando che i grandi cambiamenti necessitano fisiologicamente di tempo; quelli che si mostreranno nell’immediato, benché possano essere invasivi, saranno, ancora una volta, identificabili quali effetti o, tuttalpiù, come inseriti perifericamente fra i fattori causali.

Nonostante tali considerazioni, non riesco ad evitare di abbozzare, non dico un’altra ipotesi, ma solo un tenue accenno di idea, un’inezia: l’eventuale cambiamento epocale forse non sarà immediato, nei suoi grandi intenti, ma si cercherà di svilupparlo negli anni a venire: si sta forse ammaestrando i bambini di oggi per forgiare la società umana del domani?

SP

1 Commento

  1. stefano (Autore Post)

    Devo fare due precisazioni in merito al mio articolo, la prima riguarda il contingente militare russo: non è esatto dire che nessuno ha fiatato, in realtà la Polonia ha chiuso il suo spazio aereo e ci sono state varie azioni di “disturbo”.
    La seconda è inerente all’uso di Avonex interferone per via endovenosa anziché intramuscolare: sebbene la fonte sia medica e del tutto attendibile, e che sia ormai dimostrato che non c’è da stupirsi più di nulla, fatico a credere che sia realmente accaduto, finché non ci saranno riscontri.

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