Nea Polis

ANCORA SUL TTIP

Domenica 19 ottobre la trasmissione «Report» era tutta dedicata al TTIP. Ogni volta che ci si occupa del tema si apprendono particolari sempre piú sconcertanti, e tanto piú inquietanti, in quanto si inquadrano perfettamente nell’impianto generale del trattato. Aggiungo qualche “perla” – ricordando che sembra non facile svincolarsi da tali accordi, anzi pare non previsto.

In «Report» è stato portato l’esempio dell’Egitto, che avrebbe firmato poco tempo fa un impegno conforme allo “spirito” del TTIP con la Francia. Riguardava le retribuzioni dei dipendenti di una grande azienda francese, che avrebbero percepito piú o meno l’equivalente di circa € 60 mensili. I dipendenti pubblici frattanto sarebbero riusciti a portare lo stipendio a € 100, cifra non astronomica ma quasi doppia rispetto all’altra, che è sotto ogni livello di sussistenza. Tale provvedimento avrebbe messo in moto una serie di rivendicazioni dei dipendenti dell’impresa francese, per avere analogo trattamento. E l’azienda avrebbe fatto causa, dichiaratasi danneggiata da una legge dello Stato che contravveniva, a suo dire, agli accordi. All’Egitto sarebbe stata chiesta una somma enorme di indennizzo e, in caso di mancato pagamento, l’impresa farebbe ricorso, forte di stuoli di avvocati. Chi dirimerà la controversia ? Pare che a tale mansione siano preposti, in questi casi, tre avvocati privati cui competerebbe stabilmente l’incombenza, nominati dalle imprese via via interessate – per lo piú multinazionali -, senza che la controparte possa disporre di un proprio patrocinante. Dove verrà discussa? Dove farà piú comodo – magari in qualche sala d’albergo –, è stato precisato. Va da sé che l’avranno vinta e, se per avventura cosí non fosse e i perdenti si opponessero alle decisioni, ci sarebbe subito un altro ricorso, le cui spese verrebbero sempre addebitate ai malcapitati perdenti.

Non mancherà certo l’occasione di tornare sull’argomento. Per ora basti la presa d’atto che la Monsanto – la multinazionale statunitense dell’agroalimentare, prima produttrice al mondo di Ogm – ha registrato una crescita esponenziale dei profitti negli ultimi anni. Si capisce perché non ci dovranno piú essere indicazioni sull’origine della merce confezionata nei nostri supermercati, né tantomeno alcun riferimento alla presenza di Ogm. Negli Usa – è stato detto in «Report» – si praticano allevamenti intensivi con una quantità di bestiame che supera spesso le 600.000 unità. Allo scopo servono antibiotici, ormoni che per accelerare la crescita, Ogm per foraggio. Non solo: pare appurato dal controllo di alcune confezioni che la carne (macinata e non) contenuta proveniva da piú Stati, da diversi allevamenti e differenti tipi di bovini. E pare che negli Usa vi siano ogni anno parecchi casi di intossicazioni alimentari e circa 3.000 decessi. È evidente, dunque, perché la confezione non deve indicare né luogo d’origine, né età, né come è stata trattata la merce. E alcune voci sono già sparite dalle confezioni in Italia, per le pressioni di potenti lobby – se la gente fosse informata, chi le comprerebbe piú? Che ne sarà degli allevatori italiani, della nostra agricoltura, specie quella di qualità e, piú in generale, dei prodotti italiani? Quando già ora circolano nei supermercati Usa vino, mozzarelle, olio, parmigiano, etc., che tutto sono fuoché italiani (come documentato), contengono di tutto nell’assoluto sfregio della genuinità e si contrabbandano come «made in Italy». Che prezzo si dovrà pagare per questo disastro?

Come da copione lo squallido comportamento dei nostri parlamentari, che, intervistati, non si peritano di dichiarare di non essere informati: opportunisti? Probabile. Servili? Sempre. Ignoranti? Di sicuro, ma tale ignoranza è pur funzionale. È del tutto evidente che il TTIP e consimili «trattati» andrebbero semplicemente non accettati (e i loro testi usati in modo consono … nei cessi), che andrebbe difesa e tutelata al massimo la nostra produzione – in primo luogo di qualità, e alla qualità andrebbe spinta tutta la produzione –, che ne andrebbe incentivata la circolazione interna e andrebbe promossa all’estero in base a precisi accordi bilaterali, e cosí via. Ma aspettarselo dal presente governo (come dai passati), dalla «classe politica» nostrale e dall’italica oligarchia è assurdo – e questo è il “nodo” di fondo, oppressivo e ricorrente.

CB

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