Nea Polis

Battisti arrestato

Dopo 37 anni di latitanza, dalla Francia al Brasile fino alla Bolivia, preso e tradotto in carcere, con condanna definitiva a 4 ergastoli, per “fatti” commessi “a quei tempi”. “A quei tempi” io c’ero, non ero “inerte”, ma svolgevo una serie di attività: politiche, sindacali, analitiche. E sono stato da sempre contrario alla “via armata”, propagandata e sostenuta, e attuata, dallo scorcio finale degli anni sessanta agli anni settanta. Questo non per retorico “buonismo” e legalismo da «anima bella», ma per queste (in fondo semplici) ragioni: a) si farneticava in tal modo di poter ribaltare una sconfitta già in atto del movimento del ’68, sconfitta che invece era sotto gli occhi di chi volesse vederla; infatti, b) era in piena funzione la «carota», che andava dalle concessioni ampie (salariali e normative) ai lavoratori dipendenti alla liberalizzazione di accessi all’università, con rilevante “facilitazione” degli esami nonché nella scuola in genere, fino all’avanzante liberalizzazione generale nella società, che si agganciava a un complesso di rivendicazioni (esplicite o non) del movimento (franto e disomogeneo); il che c) sosteneva il rafforzamento del «bastone», con annesso uso cinico degli ultra-minoritari destri/neofascisti, dispegandolo contro settori ormai, nei fatti, minoritari del movimento, che, con le loro “imprese”, accentuavano il minoritarismo e il rafforzamento del «bastone» stesso; d) a ogni maniera, la pur minoritaria opposizione che si voleva «rivoluzionaria» era del tutto franta, e vi era la stessa frammentazione degli ancor piú minoritari sostenitori della “via armata”; e) comunque, anche concesso (per amor di ipotesi), ma per niente ammesso, che il movimento, ri-trainato dalla “via armata”, potesse avere qualche successo, gravava la mancanza di ogni fondato e credibile progetto (capace di convincere) di “realtà alternativa” (quale socialismo? quale comunismo?), quindi di effettiva e sensata strategia e tattica conseguente (coperta da pseudo-analisi infarcite di slogan ossificati e stereotipati).

Questa l’essenza delle mie posizioni contrarie “a quei tempi”, che rimandavano all’esigenza di un’elaborazione piú profonda e all’individuazione di un progetto adeguato. Purtroppo, allora non ero ancora in grado di esprimermi con l’(oggi) adeguata elaborazione e chiarezza: anch’io dovevo sviluppare acquisizioni e capacità di analisi, tuttavia la sostanza, da me intuita e colta, era quella indicata. E la ribadisco a tutt’oggi. Aggiungo qualcosa che ritengo importante: precisamente la situazione descritta portava all’“arruolamento” nella “via armata” di persone che coprivano la loro attitudine al facinus et scelus (delinquenziale) con “ideali” infondati (come il rimando a se stessi come “prosequio della Resistenza”!) e senza prospettive.

Ora, è vero che prendere Battisti e continuare con il “riprendiamoli tutti”, ossia i fuoriusciti di “quei tempi, non sposta di una virgola i problemi del governo, delle sue forze costitutive, del paese e della gran massa della sua popolazione, e che il tutto viene usato dal governo giallo-verde, e in particolare da Salvini-Lega, in modo propagandistico, con tanto dei media che già hanno pesantemente e scocciantemente imperversato sul tema. E perciò bisogna dire che non ci rompano le scatole con questa grancassa, che i “nodi” sono ben altri, e cominciare a indicare e propagandare quali sono.

È però anche vero che nei residui della “sinistra” che si vuole «estrema» aleggiano ancora posizioni quali quelle di Ferrando, del gruppetto auto-denominato «Partito comunista dei lavoratori», per cui, fatta la dichiarazione di rito contro la lotta armata, si richiede l’amnistia (per Battisti e gli altri ancora latitanti), o quali quelle di un altro gruppetto, auto-denominato «Rete dei comunisti», che non fa nemmeno la dichiarazione di rito, se la prende con il governo brasiliano, ovviamente dichiarato «fascista», getta sospetti di complicità su quello boliviano, definisce, sempre ovviamente, «razzista» e «anticomunista viscerale» Salvini, e quindi uguale e/o complice il governo di cui fa parte, richiede anch’esso l’amnistia e molto di piú, dà a intendere che Battisti e gli altri latitanti potrebero essere quali «ex guerriglieri come Mujica in Uruguay o Dilma Youssef in Brasile» diventati «presidenti, o […] in Bolivia e Venezuela ex guerriglieri» che hanno potuto «svolgere incarichi di governo». Lascio ogni commento a chi legga queste notazioni. Aggiungo solo che quella mancanza di cervello che rilevai “a quei tempi” si dimostra una mancanza organica a questi “sinistri” residuali, che, perciò, sono privi di qualsiasi credibilità, e come tali vanno considerati.

MM

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