Nea Polis

L’ITALIA GUARDA AL FUTURO. QUALE?

Giovedí 2 giugno si è tenuta l’annuale Festa della Repubblica: preceduta dalla corona al «milite ignoto» (cioè ai poveretti ammazzati in nome delle glorie patrie, che non si è nemmeno saputo chi siano), una parata ancora piú spompata e spompante del solito, con sfilata di 400 sindaci (ma a significare che?), corpi armati presenti ma tenuti piú “in sordina” e mix di celebrazione storica (costumi del Regno dei Savoia, figuriamoci!, e perfino del nefasto ’15-18), con bambini festanti, insomma con «politicamente corretto» sparso a iosa, e ideologia liberale a fiumi. E con il discorso di Mattarella, come di consueto melenso e retorico, ma in sostanza e come sempre, a copertura e sostegno di ciò che c’è ed è in corso.

Questo lo slogan ufficiale: «l’Italia guarda al futuro». Come no! È venuto subito in mente un diffuso detto francese – e tanto di commosso omaggio ai francesi che stanno vendendo cara la pelle contro un Jobs Act “all’Oltralpe”, peraltro anche piú “morbido” di quello renziano, e che gridano come slogan, fra gli altri:nous ne voulons pas faire la fin de l’Italie (inutile tradurre). Il detto francese è le futur n’a pas d’avenir.

Ed è proprio cosí: il futuro non ha avvenire, questo futuro dell’Italia, il futuro della “gente” del 2 giugno, non ce l’ha. Non c’è avvenire con Renzi & banda & suo presidente della Repubblica, con il Pd e le sue opposizioni “ufficiali”; con le chiacchiere sui «gufi», il gonfiamento delle ovvietà e le balle sulla «ripresa» (smentita dall’Istat) e su «l’Italia torna in campo, e non ce n’è per nessuno» (uso improprio delle metafore calcistiche, divenuto insopportabile), con la subordinazione agli Usa e all’Ue, con la svendita dei centri fondanti (dall’agro-alimentare ai centri piú avanzati) del paese, con il degrado di territorio, ambiente, città (mentre si insiste sulle «grandi opere» inutili, imposte, devastanti …), con la disoccupazione e inoccupazione estesa (ma “è diminuita della 0,3% …”: e si possono accettare affermazioni del genere?) e in particolare giovanile, nel crollo del Meridione e di altre intere aree, con il massacro delle pensioni e dei pensionati, e con la “forbice” crescente fra oligarchia e abbienti, e massa della popolazione, con un flusso migratorio su cui non si fa niente (anzi, va favorito!, dicono papa, Chiesa, benpensanti, sinistri e piú-che-sinistri) – con nessuna prospettiva di pensiero e di senso dell’esisitenza.

No, non c’è alcun avvenire come superamento di questo «stato di cose presente» e apertura a una realtà sensata – una società libera, egualitaria, decente. Il futuro di cui (s-)parla la “gente” del 2 giugno, e che ripete e sostiene la banda dei loro supporter, è solo la ripetizione di questo tetro e tristo presente. Anzi, e di piú: il suo ulteriore affondamento. Se non si riesce a suscitare e raccogliere le nergie rimaste – e su idee chiare – e procedere a ribaltare questa situazione e la “gente” (come quella del 2 giugno) che la sostiene, la conduce, la provoca.

MM

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