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L’Italia nella morsa Usa-Nato.

Sono in corso simultaneamente, nella prima metà di marzo, due grandi esercitazioni di guerra (l’una nel Mediterraneo di fronte alle coste della Sicilia, l’altra in Israele), ambedue dirette e supportate dai comandi e dalle basi Usa/Nato in Italia. Alla «Dynamic Manta 2018» (esercitazione di guerra sottomarina, appoggiata dalle basi di Sigonella e Augusta e dal porto di Catania) partecipano forze navali di Stati uniti, Canada, Italia, Francia, Belgio, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Grecia e Turchia, con 5.000 uomini, navi di superficie, sottomarini, aerei ed elicotteri. L’esercitazione è diretta dal comando Nato di Lago Patria («Jfc Naples»), agli ordini dell’ammiraglio statunitense James Foggo.

Nominato dal Pentagono come i suoi predecessori, comanda allo stesso tempo le forze navali Usa in Europa e le forze navali Usa per l’Africa, il cui quartier generale è a Napoli-Capodichino. A cosa serva la «Dynamic Manta 2018» lo spiega lo stesso ammiraglio Foggo: è iniziata la «quarta battaglia dell’Atlantico», dopo quelle delle due guerre mondiali e della guerra fredda. Viene condotta contro «sottomarini russi sempre piú sofisticati che minacciano le linee di comunicazione marittima fra Stati uniti ed Europa nel Nord Atlantico». L’ammiraglio accusa la Russia di condurre «un’attività militare sempre più aggressiva», citando come esempio caccia russi che sorvolano a bassa quota navi Usa. Non dice, però, che queste navi da guerra incrociano nel Baltico e nel Mar Nero a ridosso del territorio russo. Lo stesso fanno i droni-spia «Usa Global Hawk», che, decollando da Sigonella, volano due o tre volte la settimana lungo le coste russe sul Mar Nero. L’ammiraglio Foggo, mentre con il cappello di comandante Nato prepara in Italia le forze navali alleate contro la Russia, con il cappello di comandante delle Forze navali Usa in Europa invia dall’Italia la Sesta Flotta alla «Juniper Cobra 2018», esercitazione congiunta Usa-Israele diretta principalmente contro l’Iran. Dalla base di Gaeta è giunta ad Haifa la Mount Whitney, nave ammiraglia della Sesta Flotta, accompagnata dalla nave da assalto anfibio «Iwo Jima».

La «Mount Whitney» è un quartier generale galleggiante, collegato alla rete globale di comando e controllo del Pentagono anche attraverso la stazione Muos di Niscemi. La Juniper Cobra 2018 (cui partecipano 2.500 militari Usa e altrettanti israeliani) è iniziata il 4 marzo, mentre il presidente Netanyahu, incontrando il presidente Trump, sosteneva che l’Iran «non ha rinunciato alle sue ambizioni nucleari» (non dicendo che è Israele l’unica potenza nucleare in Medioriente) e concludeva «l’Iran va fermato, questo è il nostro comune compito».

L’esercitazione simula la risposta israeliana al lancio simultaneo di missili da Libano, Iran, Siria e Gaza. Lo scenario reale può invece essere quello di un lancio missilistico falsamente attribuito agli Hezbollah libanesi alleati dell’Iran, quale pretesto per attaccare il Libano mirando all’Iran. Al massimo 72 h dopo, dichiarano ufficiali statunitensi e israeliani, arriverebbero dall’Europa (in particolare dalle basi in Italia) forze statunitensi per affiancare quelle israeliane nella guerra. La presenza della «Juniper Cobra» del generale Scaparrotti, capo del Comando Europeo degli Stati uniti, conferma tale piano, che egli ha definito in un incontro con lo stato maggiore israeliano l’11 marzo.

Poiché Scaparrotti è anche Comandante supremo alleato in Europa (carica che spetta sempre a un generale Usa), il piano prevede una partecipazione Nato, soprattutto italiana, a sostegno di Israele in una guerra su larga scala in Medioriente (M. Dinucci, «il manifesto», 13.03.2018)

In passato era tradizione dell’Italia praticare una politica, se non filo-araba, quanto meno di equidistanza tra le parti. Quando è cambiato questo indirizzo, quali le decisioni prese e da parte di chi? Perché nessuno se lo chiede? (Domanda retorica.) E non poi tanti anni fa non era altresí diventato quasi un’ovvietà lo slogan: «fuori la Nato dall’Italia, fuori l’Italia dalla Nato»? È scomparsa ogni memoria storica, o piuttosto la si vorrebbe silenziare? Pare torni attuale una celebre frase dello storico romano Tito Livio: dum Romae consulitur Saguntum expugnatum est («mentre a Roma ci si consulta, Sagunto [città ispanica, alleata di Roma] viene espugnata»).

CB

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