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PERCHÉ L’IDENTITÀ SESSUALE FA PAURA? INTERVISTA A ENRICA PERUCCHIETTI

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Da «il discrimine», cura di Enrico Galoppini, 18.12.2015

«Il Discrimine» incontra Enrica Perucchietti, giornalista e scrittrice, autrice di numerosi saggi sui temi dell’occulto e della manipolazione delle coscienze, tra i quali Unisex, pubblicato con Gianluca Marletta per i tipi di Arianna Editrice. Un libro che esce in nuova edizione ampliata e aggiornata.

Questo libro, giunto alla seconda edizione, ha incontrato il favore di molti lettori. Ciò significa che non tutti hanno mandato il cervello all’ammasso e che in fondo persiste in parecchie persone, malgrado il bombardamento propagandistico e le pressioni indotte, una sana normalità che a sentire i mass media sembrerebbe consegnata a un’era lontana … Come mai, allora, i mezzi d’informazione “ufficiali” fungono da cassa di risonanza di un unico punto di vista, ovvero quello mirante a diffondere nelle masse la rispettabilità della cosiddetta “ideologia di genere” e l’ineluttabilità del suo inveramento? Qual è il nesso profondo tra questa ideologia e i poteri che ci governano?

Non tutte le persone sono ancora “allineate” e livellate al pensiero unico dominante. Quindi il potere necessita in continuazione di affinare le strategie di manipolazione di massa, anche rischiando di “esagerare” e ottenere l’effetto contrario. Semplicemente, l’uomo della strada non ha ancora capito che cosa sia la teoria di genere, quale sia la sua storia e l’orizzonte finale: è bombardato da notizie che lo informano e confondono, a cui guarda con curiosità e sospetto. Ma qualcosa si muove sotto la cenere dell’apparente oblio delle coscienze. Ne abbiamo avuto qualche esempio proprio in Italia dove sono uscite allo scoperto le femministe, sottoscrivendo un appello contro l’utero in affitto: il documento ha raccolto le firme di personaggi noti, dalla Sandrelli alla Maraini, bollando come “mercificazione” la trasformazione del corpo femminile in macchina sfornafigli. Ciò significa che, sotto l’apparenza di un pensiero monolitico e dominante pro gender, si muove invece qualcosa.

Il problema è la violenza con cui i movimenti Lgbt sostengono le loro cause e la frenesia con cui vogliono che certe questioni (offerte al volgo come «diritti») vengano chiuse in fretta. Dati alla mano, il potere si fa portatore di queste istanze perché la teoria del gender offre una mutazione antropologica dell’individuo, l’abbattimento della natura per la creazione di un individuo spersonalizzato, confuso persino nella sua identità sessuale, quindi piú facilmente controllabile e manipolabile. Sono gli stessi padri del gender, Alfred Kinsey e John Money, ad aver agognato la creazione di una “democrazia sessuale” in cui tutti gli orientamenti siano promossi e legalizzati, compresa la pedofilia, e in cui l’ipersessualizzazione infantile venga sdoganata fin dalla piú tenera età, in modo da sciogliere la componente aggressiva della persona. Mentre Kinsey sosteneva che i rapporti tra bambini e adulti non recassero necessariamente danni psichici negli infanti previo consenso, Money espresse il suo disappunto per la mancanza di strutture deputate all’educazione sessuale dei bambini. Anche questi aspetti rientrano nella teoria del gender (per quanto negati dai suoi attuali sostenitori) per il semplice fatto che sono stati espressi dai suoi “padri fondatori”.

Quella cui ci troviamo di fronte, dunque, è una rivoluzione senza precedenti, perché mirante a colpire e trasformare non “un aspetto fra i tanti” dell’esistenza umana, ma ciò che l’essere ha piú di profondo e irrinunciabile: la propria natura. L’abbattimento, il tentativo prometeico di cancellare la natura, rientra ovviamente nelle derive del transumanesimo, tanto care a certi esponenti del potere.

Hai fatto cenno ai movimenti Glbt. Al di là delle parole d’ordine sulla “tolleranza” e del consenso che sono in grado di estorcere tra la gente, perché a tuo avviso sono cosí “potenti”? Perché riescono a imporre la loro “agenda” persino all’interno delle istituzioni? Si tratta solo di ambienti per cosí dire manipolati essi stessi, e perciò sfruttati al fine di destabilizzare le coscienze sul piano sessuale in un progetto piú ampio di disorientamento generalizzato, oppure siamo di fronte ad un’occupazione delle istituzioni stesse, nonché degli ambienti nei quali si produce “cultura”, da parte di militanti della “causa genderista”? Oppure ancora, un mix di entrambe le cose, con il risultato che la “rivoluzione (pan)sessuale” procede a ritmi travolgenti, a tutto detrimento, evidentemente, dell’integrità dell’essere umano. D’altra parte, tu stessa, hai citato il transumanesimo …

Immaginare che la “forza” del gender dipenda dalla mera capacità di pressione esercitata da movimenti minoritari o di nicchia, per quanto agguerriti e ideologicamente determinati, sarebbe ingenuo e irrealistico. Da un lato alcuni movimenti Lgbt sono essi stessi delle lobby o sono intrinsecamente legati a lobby per diversi interessi, economici ma anche ideologici. Pensiamo per esempio al fatto che le opere di Alfred Kinsey vennero pubblicate grazie al supporto pubblicitario ed economico di una fra le piú potenti lobby di potere del mondo occidentale, ovvero la Fondazione Rockefeller, nella persona del suo fondatore, John D. Rockefeller senior, che ne curò persino la pubblicazione.

Capire la “forza” del gender, la sua capacità di influenzare oggi la cultura e persino le scelte politiche di interi governi, significa domandarsi innanzitutto da dove provenga il sostegno (e piú concretamente, da dove giungano i “fondi”) che hanno permesso di portare alla ribalta quella che, fino a pochi anni fa, poteva apparire solo come l’ideologia minoritaria di qualche gruppo marginale. Senza questi cospicui “appoggi”, infatti, sarebbe impensabile, al giorno d’oggi, un’“agenda politica” come quella di certi paesi occidentali, per le quali il gender sembra essere divenuta una priorità assoluta da proporre o imporre mediante leggi d’ogni tipo, riprogrammazione dei corsi scolastici, sanzioni amministrative e penali e, persino, attraverso una rielaborazione del linguaggio stesso. Pur non escludendola del tutto, l’ipotesi economicistica non sembra spiegare un tale sostegno pubblico. Il supporto delle oligarchie finanziarie ed economiche alla “causa gay” è infatti una costante da anni, come dimostriamo ampiamente nel nostro saggio.

L’invasione del gender, in realtà, è comprensibile solo a partire da una chiave di lettura ben piú ampia, che è quella che vede le grandi oligarchie occidentali alle prese con la realizzazione dell’ultima e forse piú grande utopia della modernità: la creazione di un “uomo nuovo” totalmente manipolato e coerente con le prospettive egemoniche del mondialismo e della globalizzazione. Un uomo che si vuole senza identità, cultura, religione, famiglia; un uomo che si vuole “monade” solitaria, senza sicurezze, spiritualmente e socialmente “precario”, insicuro di fronte all’esistenza, privo della mediazione dei corpi sociali intermedi, e reso in tal modo servo di desideri, bisogni e idee indotte. Un individuo omologato e omologabile, facilmente controllabile fin nei suoi piú profondi bisogni e desideri, totalmente allineato al pensiero unico dominante.

Ed è proprio nell’ottica dell’ideologia mondialista, a nostro parere, che bisognerebbe vedere la ragione di questo impegno senza precedenti dei “poteri forti2 allo scopo di demolire quelle “vecchie” identità (siano esse sociali, religiose, politiche o culturali) che potrebbero, in qualche modo, rappresentare un ostacolo all’omologazione globale. Cosí l’ideologia gender, rendendo “nebulosa” e ambigua persino la dimensione basilare che è l’appartenenza sessuale, può essere un formidabile ingrediente nel processo di creazione necessario dell’“uomo nuovo”: che si vuole confuso, ambiguo, letteralmente a-morfo, senza forma. Inoltre, con la sua carica ideologica dissolutiva, la dottrina del gender è anche violentemente “corrosiva” nei confronti d’ogni tipo di mentalità “tradizionale” e di ogni tipo di religione. Essa, infatti, proclama che tutti gli “antichi culti” sono indistintamente discriminatori e falsi, retaggio di un passato che si vuole oscuro e destinato all’annientamento nel piú classico “stile” proprio a tutte le ideologie moderne. Le velleità prometeiche e “controiniziatiche” vengono analizzate proprio nei capitoli finale della riedizione del nostro saggio. Non è un caso che Kinsey fosse morbosamente attratto dalla figura del mago Aleister Crowley …

Che cosa si può fare per invertire questa tendenza? Tu e Gianluca Marletta, avete apportato un importante contributo, redigendo questo saggio, che diffuso quanto piú possibile nelle scuole e discusso dove si affrontano “temi culturali”. Eppure, scrivere, denunciare, indicare dove sta l’inganno e destrutturare le tecniche di manipolazione non è sufficiente. Secondo me, per venire a capo di questo disordine è necessario porsi il problema di ciò che è “in ordine”. Per focalizzare ciò che è innaturale e marginalizzarlo – per prima cosa rispetto a se stessi – è imprescindibile stabilire che cosa è “naturale”. In questo e negli altri libri che avete scritto insieme (Governo globale e La fabbrica della manipolazione) credo traspaia bene il problema delle influenze dissolventi che in questi tempi definiti da piú parti come “ultimi” stanno sciamando praticamente dappertutto, persino negli ambienti che per “missione” sono preposti a svolgere la funzione di “muraglia”. Non vi sentite, affrontando simili argomenti, come investiti di una notevole “responsabilità”?

Premesso che non si può mai essere realmente “obiettivi”, ma solo cercare di esserlo, ognuno di noi proietterà sempre delle proprie “credenze” nel lavoro che fa. Detto ciò, il nostro lavoro si è sempre focalizzato su un piano storico e “giornalistico”. Se la prima versione di Unisex era stata volutamente realizzata in modo “asettico”, la riedizione è piú filosofica e tradisce un certo trasporto: non è un controsenso. Soprattutto i capitoli di chiusura curati da me sono “appassionati” e citano anche autori quali René Guénon. Questo approccio non cela alcuna motivazione religiosa, confessionale, politica. Semmai rabbia e paura per il futuro nel vedere concretizzarsi man mano le distopie immaginate da George Orwell, ma soprattutto da Aldous Huxley. Ribadisco che non c’è alcuno scopo religioso o politico nelle nostre opere e non siamo mai stati “dogmatici”. Altrimenti si avrebbe uno scontro di ideologie, la nostra contro la loro, e sarebbe ipocrita. Nessuno ha la verità in tasca, per quanto possa crederlo. Abbiamo rivestito semmai il ruolo della Cassandra, che mette in guardia da certe derive cercando di guardare oltre il proprio naso. Un articolo o un libro non cambierà certo il punto di vista del lettore; potrà semmai fare riflettere e spingere ad approfondire quell’argomento.

Le derive che il postumano offre, rientrano nel campo della mutazione antropologica dell’uomo stesso e sono evidenti e riscontrabili con facilità. Siamo nel campo della filosofia e dell’antropologia, semmai. I discorsi iniziatici li lascio a chi è piú preparato di me, mentre i messaggi “religiosi” o le chiamate alle armi spirituali dovrebbero venire dai puri di cuore e di spirito, dagli eletti insomma. Non avendo la presunzione di rientrare in queste due categorie posso solo cercare di fare informazione con modestia e tentare di manipolare nessuno. Non a caso mi piace sempre citare una frase di Popper: «il prezzo della libertà è l’eterna vigilanza». Credo che sia compito di tutti noi vigilare sulla “libertà”, mentre la nostra anima e la nostra “vita spirituale” rientrano nella sfera divina. Invito a sviluppare la coscienza critica, a osservare, diffidare, dubitare. Il dubbio è il primo mezzo per divenire critici e per emanciparsi da chi ci vuole imporre il proprio giogo. Se ci manipolano è perché serve il nostro consenso. Possiamo non abdicare alle nostre responsabilità e al nostro libero arbitrio. Ed essere in qualche modo, “liberi da”.

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