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SULLA CANDIDATURA DI ALBERTO BAGNAI

E dunque Bagnai – che peraltro da tempo dialogava con Borghi (economista della Lega), e per questo veniva rimbrottato da sinistra – ha acconsentito alla presentazione della sua candidatura da parte della Lega. Ciò susciterà ancora altre reazioni – dallo sdegnato alla repulsa fino alla presa di distanze di/a sinistra (e tali reattività à la «cane di Pavlov» sono a ogni modo inevitabili); del resto, neanch’io attribuisco gran credito alla Lega. Tuttavia, avendo evidentemente Bagnai deciso di presentarsi alle elezioni, detto in maniera franca non ho personalmente niente da obiettare: con chi, e da parte di chi, altro, per un economista senz’altro superiore al complesso medio di tale “comparto”, poteva esserci tale candidatura? Infatti, anche i 5S hanno cassato la stessa loro precedente indicazione di indire almeno un referendum sull’euro e il “gruppo” che ha steso Un’altra Europa («Il Ponte», nn. 5-6, maggio-giugno 2017), per poi sostenere la presentazione della lista «Potere al popolo» (preciso: il sottoscritto, che pur è intervenuto sul nn. del «Ponte» indicato, né faceva parte di tale gruppo, né ha detto le stesse “cose”, né ha sostenuto tale lista), già aveva escluso Bagnai dal contesto: oggetto del contendere, anteporre la formazione di un processo confederale alla rottura, quanto prima, da parte dell’Italia, quale necessità e quale effettivo presupposto, come invece sostenuto da Bagnai (sul che io sono del tutto d’accordo con Bagnai.) E per Salvini-Lega è un buon “colpo”, non potendosi affermare in nessun modo che Bagnai abbia una “storia”, politica e personale, “di destra”, per cui Salvini potrà insistere nel superamento dello “steccato destra-sinistra” e sulla “natura altra” della Lega (come sta già facendo in diverse interviste). Inoltre, porre in posizione avanzata (con alcune garanzie di elezione) uno come Bagnai significa anche, sempre per Salvini-Lega, mettere un altro “tassello” contro Berlusconi-F.It.., date le note argomentazioni di Bagnai anti-Ue/euro, e pro-controllo dei capitali, quindi dei mercati, dunque della forza-lavoro, di consegnuenza anti-”immigrazione economica”.

Devo anche rilevare, però, che ritengo come queste mie considerazioni siano piuttosto, diciamo cosí, “abbastanza isolate” nello stesso entourage di persone con cui si è in rapporto, diretto o via e-mail, e che vi siano (espresse o meno) diverse obiezioni. E proprio perciò, poiché sono argomentatamente persuaso delle mie considerazioni, ritengo intellettualmente onesto comunicarle.

MM

(immagine in evidenza da twitter.com)

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