Stiamo nel primo giorno di primavera, EN ATTENDANT…non GODOT (peraltro, nella piéce di Beckett non si sa chi o cosa è, né non arriva mai), ma…ciò che arriva fra tre giorni:
IL REFERENDUM E I SUOI ESITI.
Abbiamo fatto più del possibile – soprattutto grazie all’analisi precisa e puntuale di Vincenzo Di Serio – per chiarire che si tratta della richiesta (forzata legalmente) di assenso alla messa sotto controllo della magistratura da parte del potere politico-esecutivo (e distorcendo anche altri artt. della residua Costituzione), onde dare una formalizzazione legalistica al regime neo-autoritario che si va imponendo in Italia – regime di controllo del paese al servizio “altrui” -, nell’attuazione dei vari e interconnessi “punti” del “Piano” dell’ “Agenda 30”.
Ciò avanza come STRUTTURA di quel “pilota automatico” (di draghiana memoria), in cui sinistra e destra sono solo due facce della stessa medaglia e svolgono il “gioco delle parti” nell’ “alternativa unica” di regime.
Infatti, la sinistra aveva già avanzato proposte analoghe a quella presente della destra, e ne userebbe appieno, se ora approvata, giunta al suo nuovo “turno” di gestione centrale del regime.
Ma adesso la sinistra, nella CONGIUNTURA, si deve opporre – se no il “gioco delle parti” non regge -, pur puntando comunque sul vantaggio: futuro, in caso di successo dei “sì” (“attrezzatura” pronta); immediato, in caso di successo dei “no”, contro la destra per il suo “gioco” verso il suo “turno” (e riprendere poi qualcosa di affine.
Ma, nel “gioco”, la CONGIUNTURA (forzosa) del REFERENDUM può PORRE E IMPORRE un BLOCCO (pur temporaneo, però di qualche durata) AL “PILOTA AUTOMATICO” e IMPEDIRE il completo scivolamento nel pieno NEO-AUTORITARISMO di regime. E intanto si può far diffondere una CONSAPEVOLEZZA in almeno qualche parte della popolazione.
PERCIÒ IL NOSTRO IMPEGNO PER IL “NO”.
Sappiamo bene, tuttavia, che non saranno maggioritari i “consapevoli”. Il referendum procederà, “a livello di massa” (come si dice), nella supina abulia, da un lato, e, dall’altro, nella messa in moto dei centri di potere, delle cordate di interessi, interessati, “liste d’attesa”, clientele, adepti, seguiti per fideismo o tradizione, delle diverse formazioni partitico-politiche. E inciderà non solo il giudizio sull’opinabile funzionamento della magistratura (per niente risolto, per stessa ammissione dei sostenitori della “riforma” – anzi, va detto, aggravato), ma anche, nel complesso, il giudizio sull’attuale giunta (detta “governo”) di regime – che attua la devastazione del paese, che sostiene il peggio del mondo come Zelensky e Netanyahu, che ci porta in guerra come appoggio e ci si sta portando direttamente.
ANCHE PERCIÒ USIAMO IL PESO AGGIUNTIVO, MA COSCIENTE, CHE SI PUÒ AVERE NELLA CONGIUNTURA DEL REFERENDUM
per dire almeno “NO”.
Da rilevare lo sfascio di quello che fu l’ “insieme” del movimento di critica e dissenso, opposizione e resistenza: chi afferma “non voterò come Speranza, D’Alema, la Schlein…”, quindi “voto sì”, e quindi va bene ritrovarsi con Tajani, Crosetto, Schillaci, Salvini, la Meloni…; ci sono esponenti vari, “influenzer” (più o meno “loro malgrado”), “capi” di gruppi detti partiti o facsimili che lo vedono come valida opportunità (per inserirsi come “costolicchie” accanto alla destra?); e c’è chi, credendo di assumere una “posizione rivoluzionaria” da “anima bella”, chiama a non andare al voto referendario, mentre non ha capito (o voluto capire…) niente della “posta in gioco”, si all’ottusa estesa ignavia e favorisce le grosse forze messe all’opera per il “sì”.
RIBADIAMO, quindi, LA NECESSITÀ DI VOTARE “NO”.
E va inoltre detto, chiaro e forte, che il movimento di opposizione, e di ritrovata azione, va costruito – nel senso di ricostruito -, mentre non si può dare nessun credito, almeno nella fase di costruzione-ricostruzione, a chi ha sostenuto direttamente o indirettamente il tentativo attuale di legalizzare la “strozzatura” neo-autoritaria del regime.
Davvero:
MEGLIO MENO MA MEGLIO.
Saluti a tutti, ribadendo:
VOTATE “NO”
