È stata dichiarata il 21 aprile – all’improvviso, pur dimesso “in convalescenza” dall’ospedale “Gemelli”… Ma non facciamo qui sospettanti-“complotto” (mai dirsi “complottisti”: sono quelli che ordiscono e attuano complotti).
Il dato di fatto è: annunciata la dipartita. Esequie solenni, con statisti e folle di “fedeli”, e media all’opera. Ma sono solo celebrazioni e laudationes – contenuto irrilevante. Interessano, invece, le valutazioni sulla sua conduzione della Chiesa che emergono nella “galassia” della critica, opposizione, resistenza. Si possono articolare, grosso modo, in due:
> positive: specie da parte di parecchi “pro-Russia”, perché si è rivolto ai poveri, si è posto come/fra la “gente comune”, è andato dall’alto prelato portodosso, ha detto “basta strage a Gaza” (e Israele nega le condoglianze – e si sa che “roba” è Israele) e “la Nato ha abbaiato” alle porte russe, e poi era “alla mano”, insomma ha attuato l’incontro della Chiesa con il mondo – si tralasciano le sue posizioni sul venefico-vax (“atto d’amore” – e la Caritas negava il cibo ai non vaccinati) e sull’allineamento della Chiesa al “piano” dell’Anglosfera davosiana (dal flusso-deportazione migratorio all’apertura a gender, Lgbt, al “valore” della globalizzazione, con il “pace, pace” retorica scontata, senza operazioni concrete, e il suo modo di porsi, accattivante “di per sé”)
> Negative: anche queste da parte di altri “pro-Russia”, perché ha spostato la Chiesa a favore dei potenti del mondo, e l’ha fatta seguire sul piano delle azioni effettive, al di là di discorsi di circostanza, mentre ha privato il cristianesimo della sua “carica” di “spinta critica all’alterità” per un generico “religiosismo” (fino ad accettare altri “credi” e “idoli pagani”, v. la “pachamama” brasiliana) – si tralascia la tendenza (storica) della Chiesa ad “assumersi” insieme alle potenze (se non può assumere la massima potenza direttamente in se stessa), e la chiusura alla “performazione davosiana” (ritenuta come certo vittoriosa) era pensata rischiare di “marginalizzare” ruolo e posizioni globali della Chiesa stessa.
Non entro in merito alla diatriba polemica sulla validità o meno della gestione-Bergoglio sul piano di teologia, diritto canonico e modalità ecclesiastiche – se papa o “antipapa”, se vero papa restasse Ratzinger (impedito a esserlo dal “golpe” interno – però anche di Ratzinger si tralascia il ruolo avuto, a fianco di Woitijla, in Polonia e contro l’Urss, nonché la “faccenda” Ior), se con Bergoglio si estendesse il cristianesimo o lo si deprivasse di “sacro” e “trascendenza”…
Sono questioni che lascio – volentieri e senza alcun astio – ai cattolici (e cristiani)-attivi. E così le esegesi biblico-talmudiche agli ebrei-credenti, e le interpretazioni di Corano e Sura agli islamici-osservanti.
Io resto sulla morte del senso “altro” del divino (nell’essere, nel mondo, nella natura, e nell’uomo come sua parte) avvenuta con il/i monoteismo/i – e assumo Spinoza: “deus sive natura”.
Sono contro ogni pro-“piano” dell’Anglosfera davosiana – a ogni livello -, perciò le valutazioni pro-Bergoglio sono quantomeno “sospette”, ma sono anche contro ogni “ripiombare” in peso e gravame della Chiesa, non giustificabile dalla critica, che anch’io conduco, del liberalismo strabordante (a cui contrappongo la democrazia – ma non quella degenerata dal liberalismo). E dunque ora per la Chiesa si pone la “linea” da assumere a causa del “blocco” del “piano davosiano” sul campo di battaglia ucraino – grazie alla Russia – e del dissesto-riassesto mondiale delle potenze; e sarà da vedere che “esce” dal prossimo Conclave (di duro scontro interno).
Intanto, ancora si attesta l’inadeguatezza del pensiero critico diffuso, che rende “squinternato” il porsi contro “lo stato di cose presente” – e neanche si situa nel complesso della situazione generale tale “faccenda”, rilevante – data l’importanza dello Stato sovranazionale e Organismo internazionale che è la Chiesa -, ma che resta “faccenda” ecclesastica.
E rimane indispensabile andare ad “altro” e “oltre”…
